Caricamento in corso...
09 maggio 2012

Mario Venuti, l’ultimo romantico

print-icon
00_

Mario Venuti - foto di Monica Silva

E’ il titolo del nuovo disco di inediti del cantautore siciliano che torna sulla scena a tre anni di distanza da Recidivo. Leggi l’intervista

di Barbara Ferrara

Scritto con la collaborazione di Kaballà “L’ultimo romantico” è il settimo album da solista di Mario Venuti. Dodici inediti che lasciano in bocca il sapore agrodolce di un addio, un desiderio, un incontro mai avvenuto, una passione. Il cantautore siciliano parla della sua fuga verso l’infinito, di poesia, miti e valori perduti, ma anche dei nuovi scenari politici e del bunga bunga. Ha i piedi ben saldi per terra e se gli chiedi di citare un personaggio che interpreti gli ideali romantici risponde “Vittorio Arrigoni”, il pacifista italiano morto inseguendo i propri sogni, ucciso a Gaza da un gruppo terrorista il 15 aprile 2011.

L’ultimo romantico, in che senso?
Ultimamente “romantico” è diventato sinonimo di sentimentale e non vorrei essere frainteso. Io parlo di romanticismo come slancio di ideali e di passioni. Mi sento un romantico assieme a quelli che occupano il Teatro Valle a Roma per riappropriarsi degli spazi della cultura. Il senso è questo.
In che direzione guarda questo suo nuovo disco?
In direzione ostinata e contraria per dirla con Fabrizio De Andrè. Nel corso degli anni ho fatto tante cose. C’è stata la sbornia tropicana (ero il più brasiliano di tutti i cantautori italiani) ma ho sempre cercato di utilizzare i generi musicali come degli stilemi al servizio della canzone.
Si  definisce un sopravvissuto, un animale in via d’estinzione: come ci si sente?
Spero di non essere il solo. Ho scelto questa definizione in contrasto ai tempi che viviamo, tempi ossessionati dalla razionalità dei numeri, dai diktat economici e dalla crisi.
Qual è il ruolo della musica ai nostri giorni?
Ha una funzione sociale, un potere lenitivo e balsamico. E’ nutrimento per l’anima, ma ha perso il ruolo centrale che aveva negli anni Settanta. E’ diventata un accessorio anche se poi, in maniera sottile, quando germina nel cuore delle gente delle cose buone le fa: cambia le coscienze.
Che rapporto ha con le nuove tecnologie? Le usa?
Sono uno da taccuino piano e chitarra. E non registro niente finché non vado in studio. Così non rischia di perdere qualcosa di interessante?
No, seguo la regola di Paul McCartney: se la perdo o non me la ricordo significa che non ne valeva la pena.
Quando canta che “tutta la nostra vita è piena di incontri mai avvenuti” cosa intende?
E’ un retaggio delle letture di Fernando Pessoa. Mi è rimasto il vezzo di immaginare tutto il possibile che la vita non ti può dare, ciò che resta inespresso. Nel caso degli incontri contano i tempi: puoi incontrare la persona della tua vita ma nel momento sbagliato e non te ne accorgi. Le circostanze sbagliate esistono, no?
Qual è stato, se c’è stato, l’incontro sbagliato nella sua vita artistica?
Nei quattro anni di pausa tra lo scioglimento dei Denovo e il primo disco da solista non trovavo le persone giuste con cui avviare un nuovo progetto. Ho fatto incontri che non hanno prodotto nulla, poi all’improvviso è cambiato tutto.
Cosa si porta dietro della gloriosa esperienza con i Denovo?
E’ stata una tappa importante fatta all’età giusta, quando si è fatti per stare in un gruppo. Crescendo poi le personalità si focalizzano sempre di più ed è un po' più difficile condividere gli spazi.
Che musica ascolta Mario Venuti?
Bach, Hendel, direi soprattutto musica classica. Mi mette in pace e mi dà linfa creativa.
Quando pensa di partire col tour?
Partirò nel cuore dell’estate ma non c’è ancora niente di programmato.

IL MEGLIO DI SKY CINE NEWS

Tutti i siti Sky