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25 maggio 2012

Megadeth, Metallo a Milano

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Dave Ellefson dei Megadeth (foto: Getty Images)

La leggendaria band heavy metal , uscita di recente con "Thirteen", sarà in Italia il 6 giugno in occasione del Metalfest di Milano. Ne abbiamo parlato con Dave Ellefson, bassista e membro storico del gruppo

di Marco Agustoni

Il 5 giugno, il Metalfest di Milano inaugurerà la stagione dei festival estivi con un po' di note pesanti. Tra i protagonisti della rassegna di stanza all'Alcatraz, troveremo quei Megadeth che assieme a Metallica, Slayer e Anthrax (anche questi ultimi in cartellone), fanno parte dei cosiddetti Big Four del metal. Dave Mustaine e compagni, in tour per promuovere il loro ultimo album, Thirteen, si esibiranno il 6 in quella che si preannuncia come una data imperdibile per gli amanti del genere. Ne abbiamo parlato con l'altro membro fondatore del gruppo, il bassista Dave Ellefson.

Tra poco suonerete al Metalfest: cosa ci dobbiamo aspettare?
Pensò che sarà un grande show, perché stiamo portando in giro le tracce del nostro ultimo album, Thirteen, e ne suoneremo un bel po'. Ma ci saranno anche i nostri cavalli di battaglia e penso che quelli faranno piacere al nostro zoccolo duro di fan. Insomma, sarà un bel mix tra vecchio e nuovo.

Qual è stata la situazione più strana in cui i Megadeth si sono trovati a suonare?
Suono da così tanto tempo che ne ho viste di ogni tipo. Soprattutto agli inizi, quando eravamo una band emergente, ci è capitato spesso di esibirci in situazioni incredibili, in piccoli club con il pubblico completamente fuori controllo. Ed era eccitante, perché avevamo la sensazione di stare partecipando a qualcosa di nuovo. Ma la vera fortuna di suonare in una band come i Megadeth è che ti ritrovi a girare tutto il mondo e in ogni posto in cui vai - che siano gli Stati Uniti, la Germania o la Norvegia - c'è un'audience diversa. Qui in Italia il pubblico è molto focoso e l'heavy metal viene accolto con grande calore.

Dopo lo scioglimento del gruppo, cosa l'ha convinta nel 2010 a tornare a far parte della band?
Beh, diciamo che non mi sarei mai aspettato di non essere nei Megadeth. Eppure è successo. Ma va bene così, perché mi sono ritrovato coinvolto in tanti altri progetti musicali e di vita. Anche accademici, visto che ho frequentato il college. Poi a un tratto ho semplicemente sentito che era il momento giusto per rientrare, anche perché dentro o fuori dalla band, io ho sempre fatto parte della famiglia Megadeth. E ricucire i rapporti con Dave (nda: Mustaine) mi ha fatto un enorme piacere.

Lei non ha mai nascosto di essere diventato molto religioso: in che modo questo ha influenzato la sua musica?
In un certo senso, la religione influenza sempre la musica, perché si tratta di un dono di Dio, e se tu suoni non fai altro che usare al meglio questo dono. Non credo sia necessario mettersi a suonare nel coro della Chiesa, per fare il volere di Dio: la mia fede è sempre con me, quando salgo sul palco.

La fede ritrovata è uno dei motivi per cui i Megadeth non suonano più alcuni dei vecchi pezzi?
Non sono stato io a scrivere i testi di quelle canzoni, quindi di mio non avrei problemi a risuonarle. Ma Dave, che è anche lui molto religioso, preferisce evitare certi nostri vecchi brani che vanno a toccare determinati argomenti, per cui come suo amico è mio dovere sostenerlo in questa scelta.

L'album dei Megadeth che la rende più orgoglioso?

Non è facile da dire. Penso che Rust in Peace sia il preferito del pubblico e in effetti anch'io lo amo molto. Ma forse direi Countdown to Extinction, anche per il periodo di cambiamenti in cui lo abbiamo registrato.

L'ultimo di solito è sempre il più amato: cosa ci dice di Thirteen?
Direi che Thirteen si differenzia parecchio dagli ultimi dischi che abbiamo registrato, andando indietro almeno fino a Cryptic Writings. È un disco molto fresco con dei ritornelli accattivanti, penso che abbia una grande forza.

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