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05 giugno 2012

Si moltiplicano Pani e pesci e Mina perde la Bussola

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Mina

Nel disco del suo ultimo concerto, la Tigre di Cremona ha una voce stridula cancellata nella ristampa. Quante distrazioni in discografia

di Fabrizio Basso

E capita, talvolta, che si perde, la bussola. Ma quando non si è in mare, quando non ci sono i marosi, quando…quando…quando con le tecnologie di oggi si fa presto a rientrare nella giusta rotta. Quando la bussola che si perde è quella di Viareggio tutto sembra un po’ più strano. Non si può dare la colpa né a Ecateo né a Mercatore bensì a qualche disttrattone che ha perso il controllo della voce. Di Mina non della sua. E la ha fatta andare, come si dice in gergo, a doppia velocità: risultato Mina ha la voce stridula di un papero Disney. Ritiro delle copie dalla distribuzione, affidata a Emi, si parla di circa 10mila e via con un secondo tentativo andato a buon fine. Certo che meritava miglior sorte la riedizione dell’ultimo live di Mina alla Bussola: un cd e un dvd in vendita solo fine a fine anno. Dunque chi lo vuole, visto che è un documento che sarà bello vedere, rivedere e poi mostrare a figli e nipoti, si affretti. Non si sa se, in caso di esaurimento copie, né è prevista un’altra ristampa e un'altra distribuzione (e come verranno).

La storia della discografia è fatta di parecchi smarrimenti di bussola. Come non ricordare che oltre dieci anni fa l’industria musicale americana si è coalizzata per spegnere Napster anziché trovare un accordo economico. Rimasti senza lavoro i signori di Napster non si sono arresi, molto semplicemente hanno cercato sostegno altrove e hanno dimostrato quanto l’industria discografica fosse lontana da aspettative e bisogni musicali della gente.

Lo sapete che i Beatles hanno rischiato di non esistere? Un genio dell’intuito, mister Dick Rowe, profetizzo, all’alba degli anni Sessanta che le chitarre erano roba vecchia e preferì dare fiducia a Brian Poole e the Tremeloes, piuttosto che al quartetto di Liverpool. Nello stesso periodo Bob Dylan siglò un contratto con Columbia: fu premiato con mille dollari. Con la stessa cifra esattamente dodici mesi dopo si liberò da quel contratto, firmò con la Witmark & Sons che in tre  anni ricevette dal menestrello d’America quasi 250  canzoni inedite.

Chiudiamo con due episodi ai confini del surreale. Intanto la genialata della Warner Bros nel 1996 che diede ai Rem 80 milioni di dollari per cinque dischi che vendettero meno del valore del contratto. C’è anche chi, e dovrebbero essere gli illuminati della discografia, provò a invalidare un accordo con Neil Young perché l'artista canadese non produceva musica degna della Geffen Records. La richiesta danni della rockstar fu di 21 milioni di dollari.

Quello che ci manca per avere un finale completo è sapere se, dagli sconosciuti Brian Poole e the Tremeloes alla Mina a due velocità, qualcuno ha pagato per i suoi errori. La musica è una cosa seria e sapere che qualcuno non farà più danni sarebbe gratificante. Come sarebbe gratificante sapere che, come sempre avviene, non è il solito capro espiatorio a pagare le colpe dei suoi capi con diritto all'impunità. Noi vorremmo il cartellino rosso a un dirigente, visto che come si suole dire, il pesce puzza dalla testa, ma temiamo che, come diceva Totò, muoiano sempre gli stessi. Ma quanto sarebbe bello, per una volta, che un presidente o un direttore dicessero: “Ha sbagliato il tal capo progetto, il tal dirigente, lo scomunico” e non se la prendesse con chi ha la sola colpa di fare bene il proprio lavoro ma non ha i gradi.

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