08 giugno 2012

Gerardo Pulli, il cantautore dei giovani

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In questa stagione di artisti poco coraggiosi c'è chi si distingue per la forza delle sue parole. Ecco la storia, a domanda e risposta, di chi attraverso un talent ha dimostrato bravura e maturità

di Fabrizio Basso

Personalità forte, carattere deciso e tanta voglia di emergere. Gerardo Pulli, vincitore di Amici 201 2, è anche questo. Ma c'è molto di più. Fermarsi alla prima apparenza di presunzione è un errore di valutazione imperdonabile, nei confronti di un ragazzo sensibile e intuitivo come pochi. Gerardo Pulli va “esplorato” e conosciuto, per capirne le doti (molte) e gli spigoli (parecchi) tipici di chi ha 20 anni. Ha vinto, con qualche strascico polemico, l’ultima edizione di Amici , ma per lui è solo l'inizio di un percorso artistico. Da poco è uscito il suo primo album eponimo Gerardo Pulli (su etichetta Non ho l’età), con il quale si affaccia per la prima volta sul palcoscenico della musica italiana.

Ci parli di Amici?
È stata una esperienza importante, ma non la vedo come un punto d’arrivo o un punto di partenza. Bensì, come una delle tante tappe in quello che deve essere un percorso di crescita.
Eppure, rispetto agli altri vincitori del passato, il suo percorso è stato in salita fin da subito. Solo il pubblico non ha mai girato le spalle.
Io dico sempre che Amici non è difficile. È la vita a esserlo. Il sostegno del pubblico è stata la cosa più bella che mi potesse capitare, soprattutto perché lo scopo principale di un cantautore come me è quello di comunicare e far ascoltare le proprie canzoni. È stata questa la principale motivazione che mi ha spinto a partecipare.
Perché affidarsi a un talent?
Diciamo che è stata la mia “ultima spiaggia”. Come ogni artista, ho fatto lo stesso percorso di tutti: tempestare di demo le case discografiche (ormai per lo più svilite di ambizioni artistiche e ridotte solo a fare distribuzione e non sempre con successo, ndr) , dalle quali, ovviamente, non ho mai avuto risposta. Ma avevo troppa “fame”, troppa voglia di emergere per lasciarmi scoraggiare da qualche rifiuto. Così ho provato la carta del talent e sono stato premiato.
Tempo fa si polemizzava sul fatto che in Italia ci fossero troppi interpreti e pochi autori. Quest’anno, vince un cantautore ma lo si accusa di non avere voce. I primi tre nomi che vengono in mente di artisti “senza voce” sono: Jovanotti, Vasco Rossi e Ligabue. Cosa ne pensa?
Io aggiungerei anche Lucio Battisti e Fabrizio De Andrè. Questa della voce è una polemica senza senso, tanti grandi nomi prima di me hanno dimostrato esattamente il contrario. Ma non per questo mi sono arreso o lasciato abbattere da queste osservazioni.
Infatti, fin da subito è emersa la sua forte personalità, sottolineata anche dai temi importanti e attuali che racconta all’interno delle sue canzoni. Ma qual è la sua principale fonte d’ispirazione?
Le mie canzoni non possono che parlare di quello che conosco, della realtà che mi circonda, ma anche di aspetti metafisici e filosofici. Penso al brano Scacco matto , dove attraverso la metafora del gioco degli scacchi racconto la storia di un ragazzo che lotta contro se stesso.
Da una settimana è uscito il suo primo album, che porta il suo nome. Sette brani che ha composto nel corso degli anni e che adesso vedono la luce per la prima volta. È soddisfatto?
Credo che un artista non possa mai definirsi soddisfatto per principio. Non bisogna mai smettere di migliorarsi, ma soprattutto pensare che non si debba più farlo. Sono molto contento per l’uscita del disco, ma ascoltandolo si comprende che sia una versione “acerba” di quello che posso diventare.
Ha dichiarato di aver scritto più di cento canzoni: è stato difficile sceglierne solo sette? C’è ne una alla quale si sente particolarmente legato?
No, non è stato difficile perché questi sette brani raccontano una storia completa. Quindi non sono stati scelti a caso, ma rappresentano in qualche modo il mio percorso di crescita artistica. E non sono legato a nessuna delle mie canzoni in particolare, perché le amo tutte nella stessa misura. Sarebbe come chiedere a un padre di dire quale dei suoi tre figli preferisce.
Come nasce una sua canzone? Prima la musica e poi il testo o viceversa?
È una domanda molto difficile, perché non lo so. Anche in questo momento la mia mente sta lavorando, e dire quando una canzone è pronta a uscire è impossibile. Sono un grande osservatore, mi piace guardare le persone per capirle e anche psicanalizzarle. Per esempio, so già quale canzone lei mi chiederà di suonarle: Io vivo ai tropici .
In base a quale divinazione?
Non ho indovinato. Ho semplicemente osservato e capito. Naturalmente, posso anche sbagliarmi, non sono certo un mago, però nella maggior parte dei casi riesco sempre a capire chi è la persona che ho davanti.
Ho letto che sta pensando anche alla pubblicazione di un libro, dal titolo Vi farò ricredere tutt i.
È vero. Mi piace molto leggere e scrivere. Prendo continuamente appunti su tutto. Trovo che sia una cosa bellissima comunicare con gli altri, a prescindere se lo si faccia attraverso una canzone o attraverso un libro. Ho tanti progetti, spero di realizzarli tutti.
Lei ha quasi sempre una chitarra tra le mani, è questo il suo strumento principe?
Diciamo che il mio amore per la chitarra è un po’ particolare. A questo strumento ci sono arrivato per noia. A scuola potevamo scegliere tra il flauto e la chitarra, ma non mi sono mai appassionato veramente. Poi, un giorno, mi stavo annoiando. Sono andato in camera mia e ho iniziato a suonare. Adesso non smetto nemmeno se mi sanguinano le dita!

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