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07 giugno 2012

Bad Love Experience: per la prima volta in italiano

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La band livornese che da sempre canta in inglese ha appena sorpreso i fan incidendo “Il vento” di Lucio Battisti . Vi presentiamo in anteprima il videoclip della canzone

di Camilla Sernagiotto

L’avevano annunciato sul loro blog e alla fine hanno mantenuto la promessa: i Bad Love Experience abbandonano per un attimo l’idioma a loro caro (l’inglese) e incidono per la primissima volta un brano cantato in italiano.

E non un pezzo qualsiasi, ma un omaggio a Lucio Battisti, di cui il quartetto livornese reinterpreta Il vento.
A ispirarli è stato (oltre a Battisti, ovviamente) Ivan Antonio Rossi, il fonico a cui si devono gli eccellenti suoni dell’ultimo fortunato album dei Bad Love Experience Pacifico, uscito questa primavera e già sulla bocca di tutti i musicolfili con il pallino per l’indie-rock con venature di folk ‘n’ roll.

Dopo la “sfida” lanciata da Rossi, il gruppo ha preso la palla al balzo e non ha perso tempo, chiudendosi in studio di registrazione per incidere il brano corredato dal videoclip di Giacomo Favilla che vi presentiamo in anteprima.

La versione de Il vento scelta dalla band è quella della Formula 3, storico trio che riuniva i nomi di Alberto Radius, Tony Cicco e Gabriele Lorenzi nel made in Italy musicale targato Anni Settanta.
E proprio dal tastierista Gabriele Lorenzi, anche lui livornese DOC, hanno ricevuto qualche dritta su come rendere al meglio la canzone scritta da Battisti e Mogol.

Ma il componente della Formula 3 non è l’unico concittadino che ha voluto collaborare con i Bad Love: anche sua eccellenza Paolo Virzì li ha voluti sul set del suo La prima cosa bella.
Nel film la band veste da un lato i panni del gruppo rock beat Le Nuove Dimensioni e dall’altro partecipa alla colonna sonora con tre tracce del loro secondo disco Rainy Days (una delle quali, 21st Century Boy, ha ricevuto la candidatura ai David di Donatello 2010 per la migliore canzone originale, battuta poi da Baciami ancora di Jovanotti).

Aspettando di sentirli dal vivo il 15 giugno al Festival Mi Ami di Milano, li abbiamo incontrati per chiedergli cosa hanno in serbo per noi.

Perché preferite cantare in inglese?
Lo facciamo perché ci piace pensare di poter parlare a tutti, indistintamente, e ci piace che la nostra musica sia promossa e ascoltata anche al di fuori dell'Italia. Ricevere delle critiche positive sui nostri lavori da stampa e pubblico europeo (e talvolta americano) è fonte di grande soddisfazione per noi. Inoltre ci piace confrontarci musicalmente con quanto accade fuori dal nostro paese: accadono un sacco di cose molto interessanti nel panorama indipendente europeo.

Perché come primissima prova in lingua italiana avete scelto “Il Vento” di Lucio Battisti?
Perché Lucio Battisti fa parte della nostra storia, della nostra crescita, ha parlato a tutti noi e continua a farlo a distanza di anni. Ci sono un sacco di cose da imparare da Battisti, i suoi dischi sono una scoperta continua, erano avanti anni luce rispetto a quello che accadeva all'epoca. "Anima Latina" per esempio è un disco unico, una sfida al pubblico italiano dell'epoca, che vale ancora oggi, un invito ad ascoltare attentamente e a rifarlo se non si riesce a cogliere subito il tutto, un input al non fermarsi all'apparenza. La nostra versione de "Il vento" è nata da una proposta di Ivan Antonio Rossi, co-produttore del nostro ultimo album, “Pacifico” (Black Candy records / Tannen records). Ivan, come noi, è un grande fan di Battisti e ha creduto che questo brano (nella versione rifatta dalla Formula 3) fosse "nelle nostre corde", così ci siamo lanciati molto volentieri nell'impresa.

Quali sono le vostre band di riferimento del panorama internazionale?
Nel panorama attuale Grizzly Bear, Fleet Foxes, Spoon, Dr.Dog ma anche Damon Albarn, Daniel Johnston, Sigur Ros, Radiohead e Wilco.

E artisti italiani che vi hanno influenzato?
Lucio Battisti, appunto, Lucio Dalla, Piero Ciampi e tutto il garage beat italiano degli anni Sessanta.

Sogno nel cassetto a livello musicale?
Avere un nostro studio di registrazione che sia anche una factory dove lavorare ogni giorno per produrre i nostri lavori e quelli di band che ci piacciono.

Con chi sognate di collaborare?
Se pensiamo a un gruppo fresco di adesso, diciamo Grizzly Bear: sono veramente eccelsi. Se pensiamo a quello che per noi è un classico, diciamo Daniel Johnston: fare da band per un suo disco sarebbe un sogno.

Com’è stato lavorare con Paolo Virzì?
Un'esperienza molto positiva. Si è creato un bel feeling, sia sul set, sia, successivamente, per il discorso della colonna sonora. Le troupe di Virzì sono sempre divertentissime e Paolo è una persona molto socievole e affettuosa. Tuttora, quando passa da Livorno, se c'è occasione di vedersi e salutarsi, lo facciamo con piacere. Abbiamo mantenuto un bel rapporto con lui e con il fratello Carlo, oltre che con tutta la troupe!

E com’è stato ricevere la candidatura ai David di Donatello per la migliore canzone originale?
Una bella sorpresa, del tutto inaspettata. Già far parte delle musiche di un film così importante era emozionante, sapere poi di essere stati candidati per la miglior canzone originale, viaggiare per Roma, andare al Quirinale, conoscere il presidente, è stato un trip! Sicuramente l'esperienza attualmente più incredibile della nostra storia.

Vi sentiremo al Mi Ami di quest’anno: qualche anticipazione sulla vostra scaletta?
Sì, saremo sul palco venerdì 15 giugno alle 19.50, dopo i Kramers e prima di Amour Fou, Aucan e Calibro 35. Cercheremo di fare un set con un solo filo conduttore, cercando di mantenere accesa l'attenzione, senza pause, breve ma intenso. I brani saranno tutti estratti dal nostro album, “Pacifico”.

Progetti futuri?
Promuovere il disco fino a Maggio 2013, suonando in Italia e in Europa, il più possibile, dopodiché uscire con un nuovo disco in men che non si dica!

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