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11 giugno 2012

Le hit da classifica? Sono sempre più tristi e malinconiche

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Da sinistra: Celine Dion, Adele e Mariah Carey - Getty Images

Una ricerca condotta sulle classifiche degli ultimi 50 anni rivela che le canzoni tristi hanno preso il sopravvento su quelle allegre e spensierate del secolo scorso. “Colpa” dell’ascesa di star come Celine Dion e Adele? In parte, ma Lady Gaga salva tutte

di Floriana Ferrando

C’erano una volta il rock’n’roll duro&puro e il pop scanzonato all’insegna della leggerezza. Poi sono arrivati gli anni Novanta e quelli Zero, e nelle hit parade hanno preso il sopravvento le pene d’amore e i dissidi interiori. Il risultato? Più lacrime per tutti e note sempre più melense. A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Psychology of Aesthetics, Creativity and the Artsche che ha indagato come sono cambiati i successi musicali negli ultimi cinquanta anni.

La ricerca – Analizzando oltre 1000 canzoni che hanno raggiunto i posti più alti delle Top 40 americane stilate da Billboard tra il 1965 e il 2009, lo psicologo E. Glenn Schellenberg e il sociologo Christian von Scheve hanno notato un drastico calo delle canzoni vivaci a fronte di un’impennata dei brani tristi e melensi: nella seconda metà degli anni Sessanta l’85 per cento dei singoli al top delle classifiche erano allegri e veloci, ora solo il 42,5 per cento.
A tingersi di malinconia negli ultimi decenni non sono stati solo i testi, anche le note sono diventate più cupe: “A poco a poco, mentre i testi pop sono diventati più introspettivi e negativi, anche la stessa musica ha cominciato ad apparire sempre più triste”, fa notare uno degli autori della ricerca.

Colpa delle donne? - Che ne è stato - viene da domandarsi - di quei ritornelli scatenati e orecchiabili che solo qualche tempo fa facevano salire a chiunque la febbre del sabato sera? Secondo i due studiosi la musica pop con i suoi ritmi vivaci e i temi leggeri non è sempre vista di buon occhio: “Molti sostengono che la musica pop sia banale nella sua spensieratezza (…) I compositori adesso si tengono su un livello emotivo più basso perché sembra più interessante e più complicato”.
C’è anche chi cerca nella tendenza un risvolto sociologico, come il professore di sociologia Brian Miller che sul suo blog si chiede se questi cambiamenti siano collegati a cambiamenti più generali delle società in cui viviamo.
Tuttavia la ricerca mette in luce un’altra possibilità, facendo notare come questa tendenza si sia affermata proprio mentre palchi e classifiche hanno iniziato a tingersi di rosa. Che siano le donne le artefici di questa impennata di canzoni melense?
Miss Germanotta, almeno lei, si salva: “Lady Gaga è stata in qualche modo in grado di sfuggire a questo accostamento, tanto che i suoi ritmi e i suoni delle sue canzoni ricordano la musica di qualche tempo fa”.

Canzoni strappalacrime – Qualunque sia la causa, è innegabile che buona parte dei tormentoni degli ultimi anni siano legati a storie d’amore finite, affetti negati, rabbia e disperazione. Un esempio su tutti il recente successo di Adele “Someone Like You”, rimasta per settimane al top delle classifiche.

Guarda il video di “Someone Like You”



Anche la prorompente Beyoncé ha accantonato i ritmi scatenati degli esordi per canticchiare con voce contrita le sue pene d’amore in “Listen” del 2007.

Guarda il video di “Listen”



Gli anni Novanta non sono da meno. Ricordate “Love Takes Time” di Mariah Carey? Da ascoltare solo se avete un ottimismo inossidabile. Nello stesso periodo Janet Jackson portava la sua malinconia alle vette delle classifiche con il brano “Again”, mentre nelle radio impazzava il tormentone di Celin Dion che ha fatto da colonna sonora al film Titanic, “My Heart Will Go On”. Per non parlare dell’irlandese Sinead O'Connor e la sua “Nothing compare to you”. E anche qui la lacrima è servita.

Guarda il video di “Love Takes Time”



Andando indietro negli anni la situazione non migliora. Era il 1977 quando Barbra Streisand incantava il pubblico con "Evergreen (Love Theme from A Star Is Born)", mentre Harry Nilsson nel 1972 scalava le classifiche con "Without You", uno dei singoli più malinconici di sempre.

Guarda il video di "Evergreen (Love Theme from A Star Is Born)"



La ricerca pubblicata su Psychology of Aesthetics, Creativity and the Artsche inizia la sua analisi partendo dai successi degli anni Sessanta. Fra le canzoni più in voga (e più tristi) di allora va ricordata "Don't Break the Heart That Loves You" della bella Connie Francis, del 1962. Messa a confronto con le hit strappalacrime degli ultimi anni, sembra quasi allegra e spensierata…


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