09 giugno 2012

Ginnastica esistenziale con Vinicio Capossela

print-icon
00_

La copertina di "Rebetiko Gymnastas” (particolare)

L’artista italiano ci accompagna per mare e per porti in un viaggio affascinante ed esotico attraverso la musica del suo ultimo album: “Rebetiko Gymnastas”. Leggi l’intervista

di Barbara Ferrara

Se è vero che “i porti sono per le musiche quello che è il polline per i fiori”, Vinicio Capossela non si smentisce mai. Dopo l’allegorico viaggio del suo ultimo disco in compagnia di "Marinai, profeti e balene", l’avventura continua. Il musicista-nocchiero torna e torna come sempre a sorprendere.  In bilico tra filosofia e letteratura, ci racconta la Grecia. E il tempismo è da manuale. “Rebetiko Gymnastas” è il frutto dell’incontro tra il cantautore e la cultura ellenica e con la musica rebetika in particolare. Il genere, quasi sconosciuto in Italia, è per il greci l’equivalente del tango per gli argentini e del blues per gli americani. Il suono della rebetika accoglie in sé ritmi balcanici, arabi, orientali e occidentali. Invita a ballare da soli, ma uniti per farsi coraggio e darsi animo.

Come nasce questo suo nuovo album?
Da un viaggio in Grecia nel 1998, dal mio modo di prendere la vita, dalla passione per la rebetika. Una musica che suscita ribellioni quotidiane, mi fa accendere sigarette e spaccare qualcosa.
Cos’è il rebetiko oltre a un genere musicale?
E’ una musica che comunica un forte senso di appartenenza e comunione. Ti fa affacciare dall’altra parte della vita, parla di identità e in questo momento di crisi economica e culturale, trasmette un messaggio di speranza e unità.
Che tipo di messaggio?
Un messaggio senza tempo che va dritto alla verità, “Straith to the truth” parafrasando i Clash. Il rebetiko non conosce confini, appartiene a chiunque. Per capirci, nei locali dove si suona non c’è differenza tra chi canta e chi ascolta. Sono tutti sullo stesso piano.
Rebetiko Gymnastas è un titolo particolare, a cosa si ispira?
E’ un riferimento alla ginnastica esistenziale, quella che si fa per poter affrontare a testa alta dolore e sofferenza in nome delle piccole gioie quotidiane.
Come si pone rispetto a “Marinai, profeti e balene”, suo ultimo lavoro?
Dopo il mare questo cd è quello del porto, del ritorno, della soglia. Lo pubblico nell’anno della olimpiade per fare esercizio di ribellione, per ricordarci che siamo originali: che abbiamo un origine. Che siamo uomini, non solo consumatori e non abbiamo paura di consumare la vita.
E’ un disco dotto?
No, tutt’altro, è un disco semplice, non pretenzioso. Poi se uno vuole può fare delle riflessioni su un genere di musica che parla di ciascuno di noi. In un momento di profonda crisi che ci spoglia delle nostre identità, abbiamo l’occasione di capire cosa ci appartiene davvero.
Parteciperà al concerto in beneficenza per i terremotati che si terrà a Bologna il 25 giugno?
Non ci sono in quella data, ho comunque in programma dei concerti a favore delle popolazioni dell’Emilia. Trovo che più dei grandi eventi, sia più importante andare in mezzo alla gente, portare la propria umanità.

Ascolta un assaggio dell'album da youtube

IL MEGLIO DI SKY CINE NEWS

Tutti i siti Sky