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15 giugno 2012

Madonna che giostra, San Siro tempio del Pop

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Madonna a San Siro

Uno stadio in piedi per applaudire la regina. Uno show faraonico, da trionfi dell'impero romano ma musicalmente di poco spessore. Tanto playback e diluvio di effetti speciali

di Fabrizio Basso

La Regina del Pop a San Siro si è contenuta, solo tre quarti d'ora di ritardo, niente capezzoli in mostra né perizoma in vista, prima di far decollare l'ottovolante del MDNA World Tour. Un viaggio immaginifico lungo 105 minuti, un po' carrozzone e un po' musical, un po' trasgressivo e un po' (poco) concerto. Contrariamente a Roma non si notano buchi vuoti tra il pubblico. Milano ha risposto con più entusiasmo e il termometro dice che la serata è piaciuta. Almeno a chi la ha vissuta con l'idea di un bel giro di giostra al luna park del pop.

E' davvero una liturgia. Sul palco grava un gigantesco turibolo e poi ci sono i rintocchi di campana a scandire la sacralità del momento. Perché quando Madonna appare, sulle note di Girl Gone Wild, è una sacerdotessa pagana che officia un rito. Per tutto il concerto la croce, in varie forme e misure, la segue, la protegge, le guarda le spalle. Ma che con Nostra Romana Chiesa il feeling sia ai minimi termini lo si capisce dai visual che mostrano templi che si frantumano, vetrate apocrife, gargoyle e riti magici tribali.

Ogni canzone ha una sua storia, come fosse un libro di racconti brevi. Colpisce Revolver con palesi richiami a i film Kill Bill e Natural Born Killers. Madonna è una giustiziera che elimina chiunque tenti di avvicinarsi e ogni colpo, di revolver appunto, è macchie di sangue che si allargano sui mega-schermi alle sue spalle. Ora che è regista per la seconda volta con W.E. - Edward e Wallis certe citazioni sono più evidenti. Come Suspiria in Hang Up e Moulin Rouge in Candy Shop. Poi c'è l'auto-promozione della suo film su Edward e Wallis che accompagna Masterpiece. I rimandi religiosi, da Il Nome della Rosa a Habemus Papam sono una costante.

Ma non c'è solo rabbia. L'allegria arriva con Express Yourself che è una sfilata di majorettes, più musical che concerto e tanta ironia verso la mai citata Lady Gaga, colei che le insidia lo scettro di numero uno del Pop. E con la quale proprio buon sangue non corre. Marciando verso il finale i colori sono sempre più accesi e le scenografie più rutilanti. Si danza sui bus, si gioca con gli specchi in Human Nature mentre Like a Virgin la esegue da sola, in acustica, inginocchiata davanti al pubblico, estasiato e stranito nel contempo.

Non concede bis, Lady Ciccone. Chiude con I'm a addicted, I'm a sinner, Like a Prayer e Celebration. A ricordare che è giunta l'ora di lasciare il tempio arrivano di nuovi i rintocchi di campana. Che non sono quelli pascoliani dell'Ora di Barga. Ma neanche Madonna è una poetessa. Le luci si spengono e il carrozzone cambia città, col suo seguito di guitti, ballerini, musicanti e fedeli. Questo è il pop. Questo è ciò che vuole la sua regina.

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