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19 giugno 2012

Sud Sound System, the best of Salento

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Sud Sound System

La storica band pugliese esce con un disco che racconta una vita spesa a raccontare storie. Ma vere, di quelle che senza di loro si sarebbero perse. Nando Popu spiega a Sky.it la magia dei SSS

di Fabrizio Basso

E alla fine anche i Sud Sound System hanno ceduto alla prigrizia lessicale. Loro che da due decenni esportano dialetto, quando si è trattato di raccoglie vent'anni di carriera sono caduti nel banale e anglosassone "best of". Ci ride sopra Nando Popu quando ne parliamo: "Ha ragione, ma eravamo in studio, ci siamo stati giorni a pensarci e poi è arrivata la formula più scontata. Forse sarebbe stato meglio lu megghiu di...ma ormai è andata".
Bello però raccontarsi in un disco celebrativo.
E' fantastico ma oggi realizzare un album è un gesto di coraggio. E' per i collezionisti.
In che senso?
I ragazzi non sono più abituati a comprare dischi.
Dove è il male?
Sono i tempi che determinano le situazioni.
Voi avete iniziato a cantare in dialetto quando era una eresia.
E' vero ma ovunque andavamo la gente veniva ad ascoltarci con curiosità. La musica non è solo un messaggio, è di più.
Cioè?
I nostri nonni talvolta soffrivano di malattie di cui non si conosceva il nome e si curavano con la musica.
La vostra è cultura, non solo note.
Abbiamo iniziato nella prima metà degli anni Ottanta. Nel 1987 ha cominciato a circolare la voce di quel che facevamo. Ad ascoltarci venivano i vecchietti della pizzica che si vergognavano a esibirsi in pubblico e suonavano tra loro nelle corti.
Siete consci che avete fatto un lavoro di recupero e diffusione culturale enorme?
Uno dei momenti più belli è stato quando il nostro Don Rico ha duettato con Uccio Aloisi, uno dei papà della taranta. Quasi un passaggio di consegne.
Oggi alla festa della Taranta vanno migliaia di persone, vent'anni fa qualche centinaio.
Io direi qualche decina. Oggi però è altra cosa.
Chi sono i tarantati?
Oggi come allora sono quelli morsi dal padrone, altro che dai serpenti. Sono le donne che per lavorare subiscono mobbing. Siamo ancora tutti tarantati.
Voi avete portato il dialetto a dignità internazionale.
Era il nostro momento e abbiamo aperto la soglia: siamo nati con le posse, eravamo al posto giusto nel momento giusto. In Puglia la musica non è mai mancata. Mio padre, in inverno, si chiudeva con gli amici in garage e suonavano e facevano festa per due mesi.
Siete tecnologici?
Frequentiamo i social network, facebook e twitter sono aggiornati.
Lei sta per uscire con un libro.
Sì, Salento Fuoco e Fumo, il mio primo romanzo.
Trama?
Una ragzzo si accorge che il padre, che è un politico, forse proprio trasparente non è. E ne sto già preparando un altro.
Ci ha preso gusto?
Mi piace. Il prossimo parla di mafia ed è ambientato nel periodo tra il 1978 e il 1982.
Spazia su più fronti.
L'arte è un mezzo e va coltivato in ogni sua sfaccettatura



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