03 luglio 2012

Serj Tankian: "L’umanità sta facendo harakiri"

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Serj Tankian (Getty Images)

Il frontman dei System of a Down esce con il disco solista "Harakiri", ispirato a tematiche ambientaliste. Ma in cantiere ci sono già altri tre album: ecco l’intervista.

di Marco Agustoni

Serj Tankian non è solo il leader dei System of a Down, una delle band hard rock più apprezzate e influenti degli ultimi anni: è anche polistrumentista, poeta e scrittore e attivista politico impegnato su più fronti. Insomma, uno che non sta certo con le mani in mano, come dimostra anche la sua ricca discografia da solista: soltanto in questo momento, il nostro ha ben quattro dischi pronti, di cui uno in uscita il 10 luglio, intitolato Harakiri, e altri tre in arrivo entro il 2013. Ne abbiamo parlato con lui.

Per questo disco hai scelto un titolo forte…
Nelle mie intenzioni Harakiri sta a significare che l’umanità sta avvelenando il suo stesso habitat. L’anno scorso sono rimasto colpito dai “suicidi” inspiegabili di uccelli e pesci che, sembra, si sono lasciati morire, come succede quando c’è una catastrofe in arrivo. E questo mi ha fatto riflettere.

Questo album ti riporta alle tue radici rock, ma hai molto altro in cantiere, non è vero?
Già, ho altri tre dischi pronti, tutti quanti molto diversi tra loro. Il primo si chiama Orca ed è di musica classica, tanto che lo porterò in giro con una vera e propria orchestra. Il secondo è di progressive jazz e si intitolerà Jazz-Iz-Christ. E poi c’è Fuktronic, che sarà un progetto di musica elettronica. Si tratterà di un vero e proprio concept record sul tema dei film di gangster britannici e stiamo già lavorando anche agli aspetti visivi. Non tanto un film, ma qualcosa di innovativo…



Per Harakiri hai lavorato anche a partire dal tuo iPad: com’è stato?
Per me all’inizio è stato come un gioco, vedere cosa riuscivo a fare con l’iPad: ci sono tantissime applicazioni musicali di ottimo livello. Poi a un certo punto ho deciso che potevo provare a usarlo anche in studio e mi ha aiutato a sperimentare un po’. Stiamo sviluppando un’app basata sui loop di Harakiri e di altri miei album, dovrebbe essere disponibile a partire dall’uscita del disco.

A proposito di orchestre: non è la prima volta che ti cimenti con un ensemble classico…
Mi spiace, devo dire la verità: mi piace di più suonare con un’orchestra piuttosto che con una rock band. Intendiamoci, sono entrambe esperienze magnifiche, ma lo dico da ascoltatore: quando sei sul palco con un’orchestra hai un’idea perfetta di quel che stai suonando; con una rock band, invece, senti più che altro un gran casino.

In mezzo a tutti questi progetti, sei riuscito a trovare anche del tempo per andare in tour con i System of a Down…
Per me è stato un anno molto pieno da un punto di vista creativo e sono molto contento di essere riuscito a inserire anche i System in tutto questo.

Un nuovo disco con la band è da escludere?
Per ora ci limitiamo a suonare in concerto e non abbiamo ancora niente in programma. Ma un disco non si può certo escludere…

Gli altri membri della band cosa ne pensano dei tuoi nuovi lavori?

In realtà ognuno di noi ha i suoi progetti in ballo. Comunque mi hanno detto che gli piacciono… speriamo che sia vero!

Sei di origini armene, nato in Libano, cresciuto negli USA e ora vivi tra la Nuova Zelanda e Los Angeles: tu cosa ti senti?

Ho una grande connessione con l’Armenia e con la cultura armena e questo mi aiuta a relazionarmi con la vulnerabilità della gente. Oggi però sento la Nuova Zelanda come la mia casa e so che vorrei passare lì il resto della mia vita.

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