23 luglio 2012

Rivoltelle dal grilletto Rock

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Le Rivoltelle

La band calabrese di sole donne ha una solida e ampia formazione musicale. Elena, Alessandra, Paola e Angela si raccontano in chiave musicale e ribelle. Il loro album eponimo parla di anoressia, politica e condizione femminile: senza paura

di Fabrizio Basso

Tutte per una, una per tutte. E' Elena a raccontare a Sky.it l'epopea delle Rivoltelle, band calabrese che ha infranto pregiudizi e remore per raccontare, in chiave rock, quando, nel terzo millennio, possa ancora essere difficile...essere donna. Soprattutto in certe realtà dove il tempo pare essersi fermato.

Elena come va?
Bene, ci attende una estate di musica.
Bel gruppo siete.
Sì e la nostra fortuna è che eravamo già amiche prima di fondare le Rivoltelle.
Come siete state accolte.
Veniamo da una piccola realtà. Se ci sono donne che suonano si sa prima ancora che gli strumenti siano in funzione.
Perché Rivoltelle?
E' una parola che in Calabria si usa purtroppo spesso.
Appunto: meglio evitare, forse...
Ma no, noi sdrammatizziamo, dimostriamo che si può sparare musica.
Parliamo del disco?
E' molto rock ed è già una scelta netta.
Ma non solo rock.
In repertorio abbiamo anche reggae e ska.
Parlate di anoressia, questioni femminili, politica.
E' una esigenza. Noi cantanti dobbiamo raccontare quello che accade, non mascherare la realtà.
Ovvero?
Ad esempio spiegare che si può essere belli senza cadere nell'anoressia.
Dura vive in Italia?
Sì ma resistiamo. E vogliamo provare a starci nel miglior modo possibile.
Per voi donne è difficile?
Lottiamo sul cambo per proporre una nuova visuale.
Fate anche delle cover.
Una di Mia Martini, calabrese come noi, con una vita difficile.
Poi c'è Pensiero Stupendo di Patty Pravo.
Ma noi la ribaltiamo: lei ha due donne e un uomo, noi ci mettiamo due uomini e una donna, è più intrigante.
Su quali social network vi si trova?
Un po' tutti ma il più frequentato è facebook.

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