22 gennaio 2013

Baustelle, intervista tra fantasmi del passato e del futuro

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Baustelle (Foto: Gianluca Morosos)

Il 29 gennaio esce Fantasma, il sesto disco della band che questa volta per le registrazioni si è servita di un'orchestra e che porterà le nuove tracce in un mini-tour nei teatri italiani. Ne abbiamo parlato con loro.

di Marco Agustoni

Fantasma, il nuovo lavoro dei Baustelle in uscita il 29 gennaio, è un lavoro denso e corposo, che ha impegnato la band toscana in una sessione di registrazione nella loro Montecatini, ma che ha coinvolto anche la Polonia, e più precisamente Wroclaw (Breslavia), dove il trio è andato a pescare la FilmHarmony Orchestra. Già, perché il sesto disco dei Baustelle si fonda su piano, voce e complesse tessiture orchestrali. E, nonostante questo, rimane comunque un prodotto pop, nel senso di accessibile. Abbiamo incontrato due terzi del gruppo, ovvero Francesco Bianconi, che ha risposto con garbo e flemma alle domande della stampa, e Rachele Bastreghi, che ha fatto da presenza sorridente ma silenziosa.

Tema portante di Fantasma è il tempo e il suo trascorrere: c'è qualche evento specifico che vi ha portato a riflettere su di esso?
In realtà non sappiamo neanche noi bene il perché di questa decisione. Come diceva Alighieri, ormai ci troviamo nel mezzo del cammin di nostra vita, cioè in un'età in cui si cominciano a fare dei bilanci. Insomma, si comincia a parlare del tempo quando si ha una certa età, quando il passato comincia a ingrossarsi in maniera preoccupante.

Quanto sarebbe stato diverso il disco se non l'aveste registrato a Montecatini?
Molto diverso, perché lì non abbiamo avuto le pressioni di uno studio di registrazione, anche da un punto di vista temporale. Avere delle scadenze a volte può fare bene, ma a volte no. E poi la fortezza medicea, che abbiamo usato per le registrazioni, è di per sé un luogo di fantasmi, con un'atmosfera evocativa.

A partire dalla copertina, ci sono molti rimandi al cinema horror...
Sì, ci sono varie ispirazioni horror, però molto più legate alla musica che ai testi. Abbiamo usato alcune orchestrazioni che sono quelle tipiche dei film horror.

L'orchestra siete andati a cercarla all'estero: come mai?
La musica ha aspetti più poetici, ma anche altri più concreti. Diciamo che la musica ha dei costi, con cui bisogna inevitabilmente fare i conti. Si può scegliere la soluzione più economica, ma il risultato poi può essere deludente. Noi in Polonia abbiamo trovato il modo di soddisfare sia le esigenze qualitative che quelle economiche.

Nel disco c'è anche una traccia, Contà l'inverni, cantata in romanesco...
Non ho legami familiari con Roma, ma mi piace la tradizione folk in romanesco, che ha spesso a che fare con le murder ballads o con episodi di violenza trattati con grande passione e senso del dramma. In più avevamo già pronta la melodia, che presupponeva l'utilizzo di parole tronche, che in italiano è problematico, ma non il testo. Così ho deciso di provare con un'altra lingua, un dialetto.

Da Futuro, brano contenuto in Fantasma, a Il futuro che sarà, brano che hai scritto per Chiara Galiazzo che lo porterà tra poco al Festival di Sanremo. Un futuro a Sanremo per i Baustelle è possibile?
È poco probabile. Sanremo è come la morte, gli diamo troppa importanza.

Sempre a proposito di futuro: quello della musica come vi sembra?
Il futuro della fruizione musicale sarà complesso. È finita l'epoca della monofruizione, il consumo diventerà frammentato. Sta anche tornando una fruizione di lusso, per cui c'è la musica immateriale, che è gratuita, e poi ci sono i cofanetti e i box che sono costosi. Se questo sia un male o un bene, però, non lo so dire.

Nel futuro prossimo c'è invece un breve tour che vi porterà, con tanto di orchestra, a Bari, Roma, Firenze e Milano. E poi?
In queste prime quattro date avremo l'orchestra al completo, dopodiché ci sarà un riassunto, diciamo, per permettere una gestione più snella del prosieguo del tour.

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