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27 gennaio 2013

Bon Jovi, l'intervista: "Yes, (Because) We Can"

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Jon Bon Jovi (Getty Images)

A quasi 30 anni dal disco d'esordio, la rock band si prepara a tornare sulla scena con "What About Now", un album che è un invito ad agire per cambiare le cose, e il 29 giugno sarà a Milano per l'unica data italiana. Ne abbiamo parlato con Jon Bon Jovi.

di Marco Agustoni

Nel 2014 il primo, omonimo disco dei Bon Jovi compirà trent'anni. Ma la storica rock band ha ancora molto da dire, tanto che il 25 marzo uscirà con un nuovo album, intitolato What About Now, che è stato anticipato dal singolo Because We Can e sarà arricchito da un'app per smartphone. E per non farsi mancare niente, a febbraio il gruppo partirà per un tour mondiale che li porterà a spasso per i cinque continenti, passando il 29 giugno per Milano in occasione dell'unica data italiana. Ne abbiamo parlato con il leader Jon Bon Jovi.

Come sono nate le canzoni di questo nuovo disco?
Il disco è una riflessione sul post-primo mandato di Barack Obama, sull'inizio della ripresa, e per trovare l'ispirazione è bastato osservare quel che ci succede attorno tutti i giorni, la quotidianità.

I titoli del disco e del primo singolo, What About Now e Because We Can, sembrano un invito all'azione...
In effetti sì, il disco è una specie di invito ad agire. Negli ultimi quattro anni abbiamo assistito all'impegno di Obama per mantenere le sue promesse, ma anche alla dimostrazione del fatto che il governo da solo non ce la può fare, ha bisogno dell'aiuto e del supporto di tutti. È questo che vogliamo comunicare e che è sempre stato il senso delle nostre canzoni: bisogna trovare l'ottimismo e la voglia di fare.



Because We Can ricorda alcuni vostri grandi classici...
Because We Can è un "Bon Jovi classico". Ma non è stato qualcosa di voluto, la canzone è venuta fuori così di suo. Non vogliamo suonare anni '80 e non abbiamo motivo per tornare indietro. Preferiamo guardare avanti.

A giugno suonerete a Milano. Cosa vi aspettate, dopo il concerto di Udine del 2011?
Ci aspettiamo tanto: a Udine è stata una sorpresa, ho visto poche volte un'accoglienza simile. Penso che non lo dimenticheremo facilmente.

A proposito di concerti, in 30 anni ne avrete fatti migliaia: come fate a renderli tutti unici e a non stancarvi di suonare?
In effetti, ogni concerto è unico, a modo suo. È vero che durante i grandi classici, le canzoni che conosciamo a memoria, posso andare col pilota automatico e distrarmi, magari fantasticare o fermarmi a notare che bel rossetto ha la ragazza in prima fila. Ma ci sono i pezzi nuovi o quelli un po' più difficili su cui c'è sempre la paura di sbagliare, per cui l'adrenalina non manca mai. Insomma, è difficile annoiarsi.

E qual è il segreto per continuare, dopo 30 anni di carriera?
Essere sempre fedeli a se stessi, non cedere mai alle mode. E poi trovare dei compagni di band con cui stai bene, visto che se tutto andrà per il verso giusto ci dovrai passare parecchio tempo. Devo dire che mi sono riuscite tutte e due le cose.

Nella versione deluxe del disco ci saranno anche due canzoni che hai scritto per il film Stand Up Guys...
Non era la prima volta che scrivevo qualcosa per il cinema, ma era un'idea che avevo un po' accantonato. Poi però è venuta fuori l'occasione di comporre dei brani per Stand Up Guys e l'ho colta: già tre mesi prima delle riprese avevo pronta una canzone, Old Habits Die Hard. Poi sono andato sul set e ho assistito alle riprese con Al Pacino e Christopher Walken. È stato fantastico, non sono nemmeno voluto andare a conoscerli perché erano talmente calati nei loro personaggi che non volevo disturbarli. Mi è stato così di ispirazione vederli che il giorno stesso sono tornato a casa e ho scritto Not Running Anymore. Ed è stata candidata ai Golden Globe ancora prima dell'uscita del film nelle sale!


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