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08 febbraio 2013

Ensi, intervista e Freestyle Roulette in esclusiva su Sky.it

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Il campione di improvvisazione va in tour con le tracce di "Era tutto un sogno" e ne ha approfittato per raccontarci il disco. E ci ha concesso in anteprima un estratto dal dvd di "Freestyle Roulette Mixtape" che accompagna la versione deluxe

di Marco Agustoni

Ensi è giovane, ma non è certo il primo arrivato. Non è sbucato fuori da un video postato su Youtube e non è salito per la prima volta su un palco a MTV Spit, programma che lo ha incoronato re delle rime improvvisate contro avversari difficili come Clementino, Kiave e Rancore. Ha cominciato a masticare rap ormai da tempo, con le numerose battle di freestyle vinte negli anni, l’esperienza con i One Mic e varie produzioni alle spalle (nonché una chiamata alle armi da parte di Max Pezzali per reinventare uno dei brani di Hanno ucciso l’Uomo Ragno in occasione del ventennale del grande classico). Ora l’mc torinese è uscito con il secondo album Era tutto un sogno, con ospiti come Samuel dei Subsonica e Raiz degli Almamegretta, e lo sta portando in giro per l’Italia in un tour che toccherà Catanzaro così come Pordenone e gli permetterà di aprire il concerto di Kendrick Lamar del 19 febbraio a Milano. La versione deluxe del disco è accompagnata dal dvd di Freestyle Roulette, che documenta la registrazione dell'omonimo Mixtape, costituito solo da tracce improvvisate. In occasione di questa intervista, Ensi ci ha concesso un estratto in esclusiva dal dvd, in cui fa freestyle assieme al suo collega e amico Johnny Marsiglia su base di Big Joe. Ecco il video e l'intervista.

Era tutto un sogno ti sta dando le soddisfazioni che speravi?
Prima della pubblicazione del disco ero nel caos più totale, avevo un sacco di idee, ma finché non le ho concretizzate non riuscivo a rendermi conto di cosa avessi per le mani. Ma poi mi ha dato tanto, ha alzato il mio profilo dal punto di vista artistico. Fino a ieri ero l'mc magari bravo e apprezzato dagli altri rapper, ma comunque confinato all'immaginario del freestyle. Immaginario a cui rimango legato, ma andando oltre. Non volevo fare un disco usa e getta che dura un mese, ma piuttosto qualcosa che uno può riprendere tra le mani fra dieci anni e continuare ad apprezzare, magari trovando nuovi dettagli che prima si era perso. E penso di esserci riuscito.

Quali canzoni del disco inseriresti in un ipotetico Ensi Greatest Hits?
Senza nulla togliere agli altri pezzi, ma ci metterei la title track, perché al di là del ritornello di Mama Marjas, che non ci fa rimpiangere le voci black di oltreoceano, è il più rappresentativo. Poi Come il sole, un pezzo molto personale in cui sono riuscito a raccontarmi facendo una bella canzone. E per concludere Gran finale con Kaos, perché richiama tutto quel mondo dell'hip hop italiano vero, da cui io sono nato.

"A fare il rap sono un mago, ma a volte non me lo spiego. Non c'è trucco, non c'è inganno ma a volte neanche io ci credo" (da Abracadabra)

A quest'ultimo proposito, il tuo disco è una sorta di punto di incontro tra vecchia e nuova scuola, tra rap mainstream e underground...
Il rap oggi come oggi ha raggiunto un livello di popolarità così ampio, da lasciare spazio a tutti: l'importante è fare quello che ti piace fare, nella maniera migliore possibile. Non è che mi sono messo in studio con in testa l'idea di unire le due scuole, né tantomeno cercando di fare il singolo di successo. Ho solo scelto le sonorità che più mi rispecchiavano e ne ho fatto delle canzoni e penso che il pubblico questa cosa l'abbia apprezzata.

Questo equilibrio si riscontra anche nei featuring, che comprendono un veterano come Kaos così come un re delle classifiche come Gue Pequeno: come hai scelto i tuoi ospiti?
A parte il sogno di fare un pezzo con Kaos, che assieme ad altri quattro o cinque è quello che mi ha insegnato a rappare, le altre collaborazioni sono nate grazie alla stima o alla condivisione di alcuni momenti musicali. Un buon esempio è quello di Samuel, con cui sto portando avanti il progetto dei Motel Connection, di cui sono diventato parte integrante. Io e Samuel proveniamo da esperienze musicali diverse, ma il background è lo stesso, per cui abbiamo cercato di trovare un punto di incontro in Oro e argento. Non ho cercato di rifare un pezzo dei Subsonica, ma ho fatto un pezzo rap con sonorità dub che in qualche modo, questo sì, ricordano i primissimi Subsonica. E credo che sia uno dei pezzi più riusciti del disco.



"Sembravamo una setta, la chiamavamo scena. Così pochi che avrei potuto anche invitarli a cena" (da Era tutto un sogno ft Mama Marjas)

In Era tutto un sogno parli della tua passione per il rap. Da giovane, quali artisti ti hanno fatto sognare di fare l'mc?
Ci sono molti rapper italiani a cui devo molto e non l'ho mai nascosto. Kaos è uno di questi, ovviamente, così come il Colle der fomento o i Dogo, sia come Sacre Scuole che come Club Dogo. Poi ci sono Neffa, gli Otierre ed Esa. Sentivo la necessità di rivolgergli un tributo, perché se oggi rappo, lo devo a chi ha rappato prima di me.

"Io mi vergogno dell'Italia razzista che non vuole le moschee dell'Islam, ma mangia più kebab che pizza. Mi vergogno perché perbenista, vuole un negro in campionato e non lo vuole fidanzato con la figlia" (da Orgoglio e vergogna)

Dici di provare "orgoglio e vergogna" di essere italiano: oggi, senza dimenticare le elezioni alle porte, è ancora possibile essere orgogliosi?
Gli italiani hanno un milione di motivi per essere orgogliosi, siamo un popolo pieno di inventiva. Questo pezzo però ha più uno sfondo sociale che politico. A livello politico, infatti, c'è davvero poco di cui essere contenti. Ma penso che ci sia una voglia di fondo di cambiare le cose, mi riferisco soprattutto ai più giovani.

Senza chiederti dove metterai la crocetta, pensi di andare in cabina elettorale a cuor leggero?
Andrò di sicuro a votare, anche se non a cuor leggero, perché la politica è un problema serio e la situazione è tragica. Votare è un diritto oltre che un dovere. Ma votare è soprattutto un potere. A molti ragazzi la politica sembra aliena perché vedono i chili di forfora sulle spalle di questi anziani prossimi al pensionamento, che parlano una lingua che loro non capiscono. Ma dentro hanno tanto da dire. L'ho constatato facendo il testimonial dell'iniziativa di Io Voto di MTV, dove ho assistito a dibattiti accesi. Magari i ragazzi passano il tempo a parlare su Facebook di quanti punti hanno fatto a Ruzzle, ma se poi giri il coltello nella piaga questo malessere viene fuori.

"E poi un giorno mi è crollato il cielo addosso, alle linee sul mio palmo avrei voluto cambiare percorso" (da Come il sole)

Nel disco parli di vicende personali anche delicate: per te è stato difficile o liberatorio?
È un misto di cose: è liberatorio, ma mi dà anche la carica. Aver vissuto una serie di esperienze familiari e personali mi ha penalizzato ed è difficile parlarne a cuor leggero, però se credi davvero in qualcosa e combatti per ottenerlo è appagante, ancora più appagante che riuscire. Per me il sogno è stato rendere la mia passione per l'hip hop un mestiere, ma può essere qualsiasi altra cosa: lo sport, un lavoro, aprirsi un bar... Ho vissuto momenti che hanno rallentato questa mia costruzione e parlarne mi permette di esorcizzarli. In più c'è la soddisfazione di vedere che altre persone che hanno vissuto situazioni simili mi scrivono per dirmi che le mie canzoni gli sono state di conforto.

La scomparsa del pescatore, in cui citi Fabrizio De Andrè, si discosta dagli altri brani, perché racconta una vera e propria storia: come è nato?
Lo storytelling è una parte del rap, quindi per motivi puramente tecnici volevo mettere nell'album un brano in cui dimostravo di essere in grado di raccontare qualcosa. Mi sono trovato però con il problema di cosa raccontare. Io sono un freestyler, parlo dell'immediato e magari non ho la capacità di rielaborare sul lungo periodo. Quindi mi sono avvalso di un collaboratore importante, un giovane scrittore che si chiama Luigi Farrauto, che ha pubblicato il libro Senza passare per Baghdad. Aveva una storia intitolata La scomparsa di Madame Bovary in cui raccontava più o meno la stessa situazione della mia canzone, solo che al posto del brano di De Andrè, a scomparire dalla memoria del mondo era il libro Madame Bovary. Sono contento perché, nonostante si trattasse di un pezzo un po'  particolare, è stato uno dei più apprezzati.

"Ti collezionano e non c'entra il tasso alcolico, queste te la danno basta che non sei un anonimo" (da Paper Queen ft. Gue Pequeno & Biggie Bash)

In Paper Queen te la prendi con le ragazze facili...
È un pezzo anti-groupie all'interno di un genere musicale che da sempre viene accusato di essere misogino e di diffondere il ruolo della donna-oggetto. Io non dico che tutte le ragazze sono facili e che tutte quelle che ascoltano l'hip hop sono groupie, ma racconto qualcosa che accade. Criticando una certa categoria di donna ne elogio un'altra. La carne è carne, per cui non c'è niente di male se un rapper ha un rapporto occasionale con una sua groupie, e allo stesso modo non penso che se una ragazzina faccia di tutto per attirare l'attenzione del suo idolo rimanga segnata a vita. Ma se per entrare in un backstage sei disposta a rinunciare alla tua dignità, ecco, allora penso che sia deprimente.

Quanto è stato importante Spit per la tua carriera?
All'inizio non volevo partecipare, perché portare il mondo del freestyle in tv aveva sempre avuto risultati pessimi. Quando i miei amici mi hanno convinto ad andare alla puntata pilota, mi sono reso conto invece che poteva essere la possibilità di far tornare in luce, parallelamente al grande successo del rap in generale, il mondo del freestyle. Spit mi ha dato la possibilità di portare in tv quel che avevo sempre fatto in un contesto credibile, oltretutto non in semplici gare di freestyle, ma parlando di tematiche sociali e problemi veri.

“Il freestyle mi ha reso il Numero Uno. Vieni a vedermi live, con i clip mi ci pulisco il culo” (da Numero Uno)

La vittoria a Spit è stata sudata?
Mi sono allenato attraverso il progetto Freestyle Roulette, che avevo lanciato nel frattempo per chiudere il cerchio della mia attività di freestyler, pubblicando ogni settimana il video di un'improvvisazione. Tutto questo poi è diventato un mixtape e ora un dvd, quello che trovate nell'edizione deluxe di Era tutto un sogno. Tornando a Spit, mi ha permesso di mettere i puntini sulle i, dimostrando di essere il numero uno in quest'ambito, allo stesso tempo raggiungendo un pubblico a cui prima non arrivavo e mantenendo il rispetto di chi già mi seguiva.

"Questi guardano il tuo video e sono tutti MC, dopo inizia la partita e sono tutti CT" (da Tutti contenti ft. Salmo)

Oggi molti ragazzi cominciano a fare rap postando subito un video su Youtube: per te, invece, quant'è importante la gavetta sui palchi e nei contest?
Innanzitutto dico questo: se sei bravo ti troviamo noi. Per cui tutto questo spam che si vede su internet non serve. È importante, invece, essere autocritici, informarsi su quello che c'è stato e quello che c'è e soprattutto sviluppare uno stile originale. Oggi ci sono centomila rapper che sono uno la fotocopia dell'altro. Quindi non dico che non c'è spazio per chi vuole provarci, ma è importante farsi la gavetta, anche se non necessariamente come si faceva un tempo. Perché se non ci sono basi solide poi la costruzione crolla.

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