22 febbraio 2013

Renzo Rubino ci regala un'estate Pop

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Renzo Rubino

Il cantautore pugliese dopo avere stupito a Sanremo, ora parte alla conquista dell'estate. Il disco "Poppins" va molto bene, il nuovo singolo è "Pop" e lui è un cantastorie geniale. Sky.it lo ha intervistato

di Fabrizio Basso

Ci attende un'estate Pop. E questo lo dobbiamo a Renzo Rubino. Continuera a piovere? Arriverà un caldo che fa sudare anche il Sahara? Poco importa perché noi sorrideremo con "Poppins", l'album rivelazione dell'anno. A essere riduttivi. Se la nuova musica italiana è questa allora siamo in buone mani. Sa sottrarsi alle logiche del mercato e sa affascinare per i contenuti. Sky.it lo ha incontrato e intervistato.

Renzo Rubino il singolo dell'estate è "Pop".
Fosse oper me non andrei mai in rotazione radiofonica, scegliere sempre brani poco diffondibili.
Scontento?
Assolutamente no. Credo che sia il miglior singolo perfetto per l'estate.
Farà un po' di concerti?
Alcuni li ho già fatti, altri stanno arrivando. Parteciperò a un paio di importanti Festival. Finalmente posso dire che vivo di musica.
Ci racconti un suo show.
Faccio tutto il disco, un paio di inediti e qualche cover, da Dalla a Jannacci fino a Jo Chiarello.
Un disco con 12 canzoni spaiate: non è un azzardo per un debuttante?
Pensi che avevo il materiale per fare un doppio. Poi continuo a scrivere. Non sono torrenziale nella scrittura ma diciamo che materiale da parte ne ho.
Cosa le piace?
Fare ballad. Ma senza un filo conduttore.
Cosa fa la differenza?
La mia voce e il pianoforte.
Nella stagione dei concept album lei va controcorrente.
Basta con 'sti concept, Io quando ascolto un disco amo le sorprese e dunque devo essere in grado di ricambiare. O almeno provarci.
Cosa è la musica?
Sorridere, urlare e piangere.
Lei è un cantautore: eppure del cantautorato è stato scritto il necrologio.
Siamo in tanti. E siamo bravi. Il problema è trovare lo spazio per farci conoscere. Ascolto molti artisti che faticano a trovare spazio.
Un nome?
Sarebbe un lungo elenco, vabbeh cito i Toromeccanico perché sono pugliesi come me.
Lei è arrivato al Festival tramite Area Sanremo.
Area Sanremo mi ha accettato al secondo tentativo. Al primo fui squalificato.
Cosa ha combinato?
La canzone proposta era Bignè. Poi ci ho ripensato, non mi hanno permesso di cambiarla, io ho detto che l'avevo fatta dal vivo e sono finito a casa.
L'incontro con Warner?
Mi ha accolto sotto il suo logo nel periodo sanremese. Ma alla faccia di quanto si dice non mi ha imposto nulla.
Col senno del poi crede che andare al Festival con una canzone che canta l'amore omosessuale sia stato un azzardo.
Ci ho pensato a lungo ma con l'orchestra era la migliore. Ha una trama di archi unica: si toglie la mia voce e sta in piedi da sola.
Cambiata la vita?
Un pochino. Incontro artisti che per me erano miti inavvicinabili, quando torno a casa a Martina Franca mi trattano come Padre Pio...ma la cosa più bella è che ora vivo di musica.
Il suo motto?
Vivo per vivere scrivo per divertirmi.

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