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15 giugno 2017

Radiohead, OK Computer suona la poetica dell'umanità

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Radiohead a Firenze (foto Roberto Panucci)

Firenze ospita la prima data italiana del A Moon Shaped Pool, il tour dei Radiohead che celebra i vent'anni dell'epocale album OK Computer. Aspettandoli a Monza, venerdì 16 gigno 2017, sul palco dell'I-Days Festival siamo andati a vederli, per raccontarvi in anteprima il concerto, a Firenze, in occasione della loro prima data italiana

di Fabrizio Basso
(inviato a Firenze)

Ci sono delle volte, poche ma ci sono, in cui è difficile raccontare lo spettacolo cui si assiste. Cui si ha il privilegio di assistere. E' così oggi, raccontando A Moon Shaped Pool, il concerto che i Radiohead hanno studiato per festeggiare i primi vent'anni dell'album Ok Computer. Un disco spartiacque, un disco che ascoltato oggi è ancora vent'anni avanti nel tempo. Dopo l'esibizione davanti alle oltre 50mila persone che hanno sfidato la polvere e gli ostacoli logistici (autobus che non passavano e difficoltà nel fare i biglietti dell'autobus medesimo nella centralissima stazione di Firenze Santa Maria Novella...alla faccia dell'accoglienza all'europea) all'Ippodromo del Visarno, Thom Yorke e soci bissano venerdì 16 a Monza, nell'ambito dell'I-Days Festival, uno dei più prestigiosi d'Europa, una quattro giorni con, tra gli altri e oltre i Radiohead, Green Day, Linkin Park e Justin Bieber.

Sono da poco passate le 21 quando l'immensa distesa di gente scioglie l'attesa in un boato perché le luci si spengono e la musica si accende, accompagnata da schegge di luce che sembrano disegnare la via lattea, con Daydreaming. E' l'inizio di un viaggio onirico su una astronave che non ha mai smesso, nonostante vent'anni di revisioni, di viaggiare nel futuro. Thom Yorke è al centro del palco, tanta musica e nessuna parola, tranne qualche sparpagliato grazie, per lui che è una icona del rock. Il pubblico è un po' algido, un po' snob in alcune sacche, ma si vede che le teste oscillano, le labbra parlano e c'è anche qualche occhio lucido, soprattutto quando ci si avvicina al finale e ascoltiamo una struggente Exit Music, con Yorke alla chitarra acustica, e poi There There, Paranoid Android e le conclusiva Lotus Flower, Fake Plastic Trees e Karma Police.

Thom Yorke fotografato da Roberto Panucci


Il palco è imponente ma mai, neanche nei momenti più intensi, ha il sopravvento sulla musica. Si colora di bianco, di blu, di rosso, sugli schermi i volti dei Radiohead si sovrappongo in un gioco quasi celeidoscopico. Pyramid Song è un qualcosa di magico, come The Numbers e Street Spirit. Mascherati tra la folla, ma neanche troppo, ci sono Piero Pelù (assiste a tutto il live mescolato tra la gente sotto il palco), Cristiano De André, Luca Barbareschi, Claudio Santamaria (loro nell'area vip). Ok Computer con le sue chitarre esasperate, con una batteria che diventa ossessiva fino a non poterne fare a meno, e la voce immensa di Thom Yorke è come entrare nel paese della meraviglie. Non c'è un Oz a muovere le fila, siamo noi del pubblico ad assecondarne la melanconia. Uno struggimento che è totale. A Moon Shaped Pool si candida prepotentemente a concerto dell'estate, se non dell'anno. OK Computer, il disco, si apre con Airbag: ce ne vorrebbe uno dell'anima per proteggerci dalle oltre due ore di emozioni che ci scagliano contro i Radiohead. Perché l'essenza del tutto è in due parole: OK Radiohead!

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