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20 giugno 2017

Francesco Gabbani, parte in tour con Magellano il filosofo rock 2.0

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Debutta al Teatro Romano di Verona il tour di Francesco Gabbani. Il suo disco Magellano è già disco d'oro e ora arrivano 42 date che lo porteranno in ogni angolo d'Italia con le sue domande e le sue canzoni a più piani di lettura. Lo abbiamo incontrato e abbiamo visto in anteprima il suo live

di Fabrizio Basso
(inviato a Verona)


Magellano se ne va in tour. Ce lo porta Francesco Gabbani. Dopo il trionfo, planetario, di Occidentali's Kharma, inizia per l'artista toscano una nuova stagione artistica. Perché adesso dimostra che il suo valore, la sua poetica e la sua musica vanno ben oltre la canzone che lo ha reso un fenomeno. Lui è un fenomeno a prescindere, ce ne siamo resi conto al Teatro Greco di Verona dove ha debuttato (nell'ambito della rassegna Rumors) col tour che lo porterà tutta l'estate in giro per l'Italia. Per altro il suo Magellano, con l'ipnotica grafica curata dai geniali ragazzi di ShipMate, è stato certificato Disco d'Oro in un mese.

L'INTERVISTA

Il brano che ha segnato la svolta è Amen, col quale ha vinto Sanremo Giovani: un titolo che è una predestinazione.
Non avevo ancora raggiunto una combinazione emotiva ed esperienziale tale per avere le carte vincenti. Non avevo ancora incontrato Fabio Ilacqua e ad oggi non credo di potermi esprimere senza di lui nonostante io stesso sia autore di molti miei pezzi.
Cosa si aspetta da questo tour? Stavolta l'attesa è alta, non può contare sul fenomeno sorpresa.
Mi aspetto che la gente affronti il mio live con lo spirito giusto. E' focalizzato sul valore delle canzoni e della musica, senza effetti speciali né filtri. Lo ritengo un tour di grande responsabilità in cui spero di poter dare una giusta chiave di lettura al mio pubblico.
La musica prima di tutto, giusto?
Sarà un live Rock and Roll, mi divertirò a essere un performer, anche senza la scimmia. La maggior parte del tempo mi vestirò di musica e di strumenti. Mi farò guidare da pianoforte, chitarra e percussioni.
Ultimamente l'ambiente musicale  ha paura, sono aumentate le misure di sicurezza. Lei come reagisce?
Spengo la luce. Vogli spegnere la luce per evitare le paure insensate e per poter trasmettere pace anche al pubblico. Tendo a non percepire paura, anche in piazza Duomo per il concerto di Radio Italia è stato così.
Ora è atteso da un tour che prevede 42 date? Ha il tempo per scrivere canzoni ora?
Dopo mi prenderò una pausa. Cerco di elaborare le emozioni che mi aspettano in questo tour per ricavarne spunti interessanti per qualcosa di nuovo. Sono ottimista.
Ci sono molti adolescenti ai suoi concerti.
Lo vedo. Comunque le mie canzoni hanno un doppio livello di lettura. Mi aspetto sempre un pubblico molto eterogeneo. Non pretendo che chi non ha mai colto il significato profondo delle mie canzoni lo capisca ai miei concerti. Nei live tendo a non parlare molto e quindi nemmeno a spiegare ciò tratto nei miei testi. Canto e faccio il cantante, il mio mestiere è questo. I numerosi bambini nei miei concerti lo ritengo un risultato frutto delle emozioni e dell'energia della mia musica.
In scaletta c'è Vengo anch'io di Enzo Jannacci, si sente un suo erede?
Semplicemente lo sento molto vicino a me. Riesce a combinare la facciata ironica con un'analisi sociale profondissima. Pensiamo solo a quanto è vera la frase Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale. Per vedere se la gente poi piange davvero e scoprire che per tutti è una cosa normale e vedere di nascosto l'effetto che fa.

LA RECENSIONE

I brani in scaletta sono 21, un viaggio completo nei suoi tre dischi. Ci aspetteremmo Occidentali's Karma nel finale, a completamento di un percorso, di un viaggio e invece la troviamo tra le prime proposte come a dare importanza ad altre tappe e voler svoltare per raggiungere una nuova meta. Ci troviamo ad essere pellegrini di un percorso che si declina con suoni rock, elettronici, energici, alternati con intermezzi intimi, introspettivi, che nella loro semplicità arrivano diretti al pubblico. Picchi adrenalinici per poi perdersi in paesaggi mozzafiato, silenziosi, nei quali ognuno può perdersi a suo piacimento. Si salpa a ritmo di percussioni al grido di Oh Oh Voga, che apre il viaggio musicale con Magellano. Il Teatro Romano di Verona si accende subito. Si nomina Casanova e non si può far altro che togliersi la felpa, gesto accolto a furor di popolo. Una corda di chitarra fa le bizze ma non ci si ferma, anzi si va verso l'intimismo di A moment of silence. Si parla del destino, bisogna crederci. E a proposito di destino solo Gabbani poteva fare sua la Susanna di Adriano Celentano, che per altro a portato all'ultimo Festival di Sanremo. Sul palco l'atmosfera è fraterna...nel vero senso della parola: Francesco dialoga col fratello Filippo, batterista e coautore. C'è la voglia di tornare piccoli, rivivendo la musica come da bambini, spiriti liberi a cui non servono parole per comunicare quando in mezzo c'è la musica. Francesco si lancia dietro al palco e lo ritroviamo con piacere con le mani che accarezzano il pianoforte, cantando l'amore e il mal d'amore, perché amore è tutto ciò che un essere umano può provare e tutto ciò di cui un essere umano è composto. Il teatro lo segue a squarciagola e telefoni accesi creando lui stesso la scenografia più semplice e bella che un concerto possa avere. Tutto si illumina. Alla sedicesima canzone possiamo sussurrare Amen, nonostante non sia ancora ora di andare in pace. La voglia è di rimanere fino alla fine. É uno spettacolo impreziosito da molte domande, perché sono le domande che mandano avanti il viaggio. Nell'introdurre i suoi brani Francesco, come un fillosofo 2.0, si limita a non dare alcuna risposta ma a offrire solo spunti di riflessione. C'è una doppia chiave di lettura per ogni canzone perché ognuna congloba un'analisi della società attuale e dei suoi aspetti più contorti. Tra le granite e le granate ha come focus il fenomeno dei turisti dell'orrore, impegnati a scattare selfie in posti protagonisti di fatti terribili, e pone l’accento su una società che vive anche le cose belle in modo negativo. Giochi di parole con l’obiettivo di farci ballare senza perdere di vista messaggi non banali sull’esistenza dell’uomo. Accantonata la scimmia incontriamo pachidermi e pappagalli per farci affrontare il tema del complottismo dilagante. Potremmo definirlo un concept album, ma ricco di suoni e soprattutto di contenuti. E allora in un Amen e con Namastè, continua il viaggio...del filosofo rock.

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