29 giugno 2017

Con Filippo Graziani in Sala Giochi perché la musica è un Tetris: l'intervista

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La Sala Giochi di Filippo Graziani è il ritratto della vita di tutti i giorni, con i suoi molti dubbi e le sue poche certezze. Con lui parliamo dell'importanza della musica, del cantautore, dei dubbi politici e religiosi, del rap e dei bigottismi. Ecco l'intervista

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Le idee sono chiare. Sono esposte bene. E ora anche la sala giochi dei pensieri ha un alone magico che la circonda. Grazie a Filippo Graziani e alle sue canzoni che sembrano un tetris e che si incastrano perfettamente ma in questo loro movimento siamo noi che le manovriamo. Si intitola Sala Giochi il suo nuovo album e ne abbiamo parlato.

Filippo tre anni di vuoto tra Sala Giochi e il precedente Le cose belle. E' tanto tempo.
Col fast food musicale oggi imperante tre anni sono una infintà, e vero, però mi sono preso il mio tempo, sono cambiate tante cose dopo la mia partecipazione al Festival di Sanremo.
Un elemento determinante?
Volevo concentrarmi sui testi.
Cosa è importante?
Trovare le storie, trovare una chiave di lettura non collocabile in un solo momento temporale.
Un esempio?
Romeo e Giulietta: ci sarà sempre una coppia di genitori che non vede bene una relazione.
Chi è oggi un cantautore?
Il lavoro di un cantautore è alzare la polvere, avere una libertà di espressione, quando cerchi di parlare di qualcosa non devi avere paraocchi, la responsabilità sta nel rendere chiaro il messaggio che stai mandando.
Non è proprio la più facile delle scritture.
Sarcasmo e metafore devi conoscerli bene. Deve arrivare chiaro il messaggio, devi avere dimestichezza con l'ermetismo. Per raccontare un concetto puoi parlare di tutt’altro. Bisogna portare da qualche parte l’ascoltatore, regalargli una emozione precisa.
Il cantautore e il rapper: chi è più sociale?
Il rap in sé può avere una connotazione cantautorale, nel senso che canta quello che descrive. Se parliamo di sociale il cantautorato sembrava fosse storia. Ma i contenuti devono sempre esserci: anche il pop può essere cantatuorale, dipende dallo spessore del messaggio.
Cosa fa la differenza?
Devi essere dentro il tuo tempo.
Cosa è l'amore?
Un sentimento rvoluzionario perché a catena ne crea altri. Prendiamo il concetto di esplosione che poi è quello che causa l’amore: dopo l’amore nulla è più come prima.
Una canzone è Tutto mi tocca: cosa la tocca?
Tutto il disco è ispirato all’immaginario degli anni 80, me lo sono immaginato come due persone che si tengono per mano e si accompagnano nel mondo che verrà. Una visione post apocalittica nella speranza che la situazione cambi e si lascino a casa preconcetti e bigottismi dei quali non abbiamo più bisogno. Anche la religione va ridefinita: non siamo nel Medio Evo anche se a volte lo sembra.
Cosa si augura?
Spero in un Nuovo Umanesimo e Rinascimento di idee. Un ritorno al futuro.
Un'altro brano è Dove è il mio posto: ha una idea di luogo?
Canto la frustrazione della società che ti deve dare una connotazione, mettere un cartellino: sei dentro il pacchetto e io ti gestisco. Dove devo essere...non saprei.
Cosa la inquieta?
La politica confusa e trovo terrificante non sapere chi è il nemico, il nemico in fondo dà sicurezza.
La canzone fa la rivoluzione?
Penso che le canzoni possano creare dei movimenti che si possono affacciare alla rivoluzione a livello di '68. La rivoluzione deve partire da dentro, se non la fai tu per primo allo specchio non si va da nessuna parte. Difficile se no che la collettività possa esserne partecipe.
C'è una collaborazione con Tanino Liberatore.
Il fumetto è ancestrale: pensiamo alle pitture rupestri. Tutte queste situazoni cambiano.
Dove troviamo i suoi movimenti estivi e futuri?
su tutti i miei soci: la pagina FaceBook, twitter, instragram e il sito.

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