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26 giugno 2017

L'ultimo palco di Francesco Guccini? Si, no, forse...ricordando Alberto Prandi

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Il Carpi Summer Festival ha accolto Francesco Guccini e i suoi musici col clima sospeso ed evocativo di chi attende l'ultima apparizione sul palco del poeta di Pavana. Ma lui ha nicchiato e lasciato capire che potrebbero esserci tante occasioni. Dal palco di Piazza dei Martiri ha poi ricordato il cugino-poeta Alberto Prandi, da poco asceso a disquisire di poesia con i massimi rimatori di sempre

di Fabrizio Basso
(inviato a Carpi)


Il silenzio stuporoso della sera spegne l'afa e ricaccia lontano dalla pianura le nuvole quando, e sono da poco passate le 21.30, Francesco Guccini sale sul palco del Carpi Summer Festival. La piazza lo accoglie con un applauso bello anche se sa che non canterà. Anche se sa che potrebbe essere l'ultima volta su un palco per l'uomo di Pavana. Lo ha detto pochi giorni fa in una intervista...dopo avere annunciato il ritiro dai concerti e dalla musica ora ci sarebbe pure quello dall'epica del racconto. Da mesi lui saliva sul palco e parlava di sé per poi allontanarsi e lasciare spazio ai suoi musici, capitanati da Juan Flaco Biondini (stavolta assente giustificato), Antonio Marangolo e Vince Tempera, che accompagnano la gente nelle canzoni gucciniane. Al fianco di Guccini, nella chiacchiera, il giornalista Massimo Bernardini il quale, da attento scrutatore dell'animo e del cuore umani, gli ha subito chiesto se fosse vero l'abbandono definitivo del palco e lui, spiazzante come nei suo libri gialli, ha detto che "sì, no, forse intendevo per la stagione" accendendo nella gente il sogno di sentire ancora la sua voce che ci racconta di uomini e montagne, di personaggi e migrazioni, di politica e osterie.

Alberto Prandi


Carpi è per Guccini un luogo del cuore. Lì ha vissuto, fino a poche settimana fa, Alberto Prandi, suo cugino. La mamma di Francesco è una Prandi. Ieri sera era come fosse presente. Perché se qualcuno non lo avesse chiamato, lo scorso 31 marzo, a discutere di endecasillabi con Dante e Petrarca, Caproni e Luzi, Montale e il licenzioso Pietro L'Aretino, Alberto sarebbe stato lì. Col suo sguardo ruvido, attento pronto poi a duellare con Francesco all'ultima rima, all'ultimo bicchiere. E' stato, Prandi il primo ad ascoltare La Locomotiva, brano che chiudeva tutti i concerti di Guccini (sarebbe bello sapere perché i Musici hanno interrotto la liturgia, facendolo, almeno a Carpi, tra i primi salutando con Dio è Morto). Raccontava Prandi che negli anni Sessanta già si interessava di anarchia: "Comperavo Umanità Nova, il giornale degli anarchici, ho iniziato a interessarmi al loro pensiero leggendo L’Unico e la sua proprietà di Max Stirner. Era estate e con la mia famiglia si andava in vacanza a Pavana o al Ponte della Venturina, distante un chilometro. Era l’epoca dei libri di Peter Kolosimo e tra una bevuta e l’altra se ne parlava. Io gli accennavo le questioni anarchiche, lui era di posizioni più moderate. Frequentava Ivan Della Mea, Giovanna Marini e Fausto Amodei, aveva pubblicato solo Folk Beat. C’era il fascino di Atlantis di Donovan. In questo magma ha letto la storia del macchinista che nell’Ottocento cercò di andare contro un altro treno. E’ un fatto in parte accaduto. Lui ha impastato storia, poesia e le mie nozioni anarchiche e ha scritto La Locomotiva. E’ venuto a Carpi a farmela sentire, sono stato il primo ad ascoltarla". Alberto Prandi è stato celebrato oltre che dai ricordi di Guccini, dalla lettura della sua poesia Carpine e dal respiro di tanti luoghi che, spesso insieme, ha frequentato, dal Barolino al Clorofilla, dalla Libreria Fenice al Caffè Operaio. Ci sarebbe un ultimo tassello, caro Francesco: una poesia di Alberto si intitola Porrettana ed è a te dedicata...c'è stata una (mezza) promessa di tramutarla in canzone. Poi tu e la chitarra vi siete separati...potrebbe diventare un racconto breve. Da leggere la prossima volta che salirai su un palco. Che siamo certi ci sarà. Con un sorriso in più che ci protegge dall'infinito.

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