30 giugno 2017

Parov Stelar: "Electroswing addio, si cambia musica"

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Parov Stelar The Burning Spider

La cover di The Burning Spider, il nuovo album di Parov Stelar

Nel suo nuovo disco The Burning Spider, il dj e producer austriaco, autore di successi come All Night, compie un passo avanti nella sua ricerca personale e si distacca dalle sonorità electroswing che lo hanno reso famoso. Ecco l’intervista a Parov Stelar.

di Marco Agustoni

C’è chi, una volta intercettati i gusti del pubblico e ottenuto il successo, continua a riproporre la stessa formula all’infinito, per capitalizzare quanto costruito finora. E poi c’è chi decide di seguire il proprio istinto e di muoversi in altre, magari meno sicure ma di sicuro più stimolanti, direzioni. È il caso del dj e producer austriaco Parov Stelar, che nel suo nuovo disco The Burning Spider si discosta almeno in parte dall’electroswing, il genere che ha contribuito a plasmare e che lo ha reso popolare, per darsi a sperimentazioni in cui la fanno da padrone sample provenienti da altri generi musicali. Ne abbiamo parlato con lui in un’intervista, in attesa di poterlo sentire dal vivo nelle sue due date in Italia: venerdì 14 luglio al Gru Village di Grugliasco (TO) e domenica 30 luglio al No Borders Music Festival di Tarvisio (UD).

 

 

Cominciamo banalmente dal titolo: The Burning Spider è una sorta di metafora, giusto?

Sì, per me significa bruciare la rete di aspettative in cui sei intrappolato. Dopo così tanto tempo a fare una certa cosa, tutti pensavano che Parov Stelar significasse solo electroswing. Ma io come artista sono molto di più, per cui mi sono voluto scrollare di dosso questa fama.

 

Un’etichetta come quella dell’electroswing può essere dannosa?

Ogni tipo di etichetta può esserlo. Per cui a un certo punto devi essere abbastanza coraggioso da provare qualcosa di nuovo.

 

Come hai scelto questa nuova direzione?

Non è che sia stata una scelta, non avevo un piano in mente. Semplicemente ho cominciato a lavorare su un brano, poi su un altro, poi su un altro ancora, finché non mi sono ritrovato tra le mani un disco. E a quel punto la direzione si è palesata da sé.

 

Musicalmente, a quali generi hai dato più spazio?

Nel disco c’è davvero di tutto, ma direi che in generale i sample sono più blues. Però sto già lavorando su nuove tracce e mi sto muovendo molto in territori Motown.

 

Come si riesce a creare qualcosa di nuovo a partire da musica “vecchia”, senza produrre un brano che sembri già sentito?

Non lo so nemmeno io, mi limito a fare il mio lavoro ed essendo coinvolto nel processo non ho una visione obiettiva del tutto. Ma credo che il segreto stia nel mantenersi sempre fresco di testa.

 

 

Dei brani di The Burning Spider, quale ti piacerebbe che facesse ballare la gente quest’estate?

Step Two, è decisamente la mia summer song di questo disco. L’ho prodotta con mia moglie Lilja Bloom mentre eravamo a Maiorca e c’è davvero l’estate dentro.

 

Come mai, dopo il tuo esordio da dj, hai sentito il bisogno di suonare con una band?

Come dj viaggi da solo, a fine serata torni a casa da solo. Non condividi il successo, mentre con una band lo fai. E se condividi l’amore, l’amore si moltiplica.

 

Molti hanno incontrato la tua musica grazie alle pubblicità, penso qui in Italia a All Night: la cosa ti turba?

Niente affatto. L’industria musicale è cambiata molto negli ultimi anni e anche se sei un musicista indie devi trovare dei mezzi per veicolare le tue canzoni. La pubblicità è uno di questi modi, forse anche il migliore.

 

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