Caricamento in corso...
05 luglio 2017

Madama Butterfly, l'Arena di Verona sedotta da una Cio-Cio-San passionale

print-icon
mad

La scelta estrema di Cio-Cio-San (©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona)

Una delle migliori Cio-Cio-San dell'ultimo decennio: è il soprano ucraino Oksana Dyka e ha incantato l'Arena di Verona con la sua interpretazione della Madama Butterfly di Franco Zeffirelli. Al suo fianco Silvia Beltrami negli abiti di Suzuki, Marcello Giordiani in quelli di F.B. Pinkerton  

di Fabrizio Basso
(inviato a Verona)


Gli applausi finali, lunghi alcuni minuti, hanno esorcizzato anche il caldo, che ha gravato sull'Arena di Verona indesiderato ma inevitabile. La Cio-Cio-San di Oksana Dyka è una delle migliori Madama Butterfly dell'ultimo decennio. Carismatica davanti alle imponenti scenografie ha condotto il pubblico per mano verso il suo tragico destino, rendendolo partecipe della sua metamorfosi interiore. La tragedia giapponese di Giacomo Puccini, composta nel 1903 e dedicata alla regina d'Italia Elena di Montenegro, ha calamitato il pubblico per quasi tre ore e che si tratti di un allestimento superlativo lo si è capito da subito: le imponenti scenografie, i loro movimenti, le tante persone che fin dai primi minuti, e poi in altri momenti, hanno affollato il palco mai hanno sottratto attenzione al processo di americanizzazione di Cio-Cio-San, ostinata fino all'estremo sacrificio nel credere che non sarebbe stata ripudiata dal suo ufficiale di Marina F.B. Pinkerton (Marcello Giordani), ormai da tre anni assente da Nagasaki, e aggressiva verso la sua servente Suzuki (una immensa Silvia Beltrami) ammirevole nel suo tentativo di aprirla alla realtà e nell'esserle di aiuto per farle crescere il figlio generato nell'unico incontro avuto con Pinkerton. Fino alla fine, nonostante l'apparizione della moglie americana (e ufficiale) dell'Ufficiale, sosterrà ostinatamente di chiamarsi Pinkerton.

Un momento del matrimonio tra Cio-Cio-San e F.B. Pinkerton (©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona)


Jader Bignamini, direttore d'orchestra, ha accompagnato la storia come fosse uno dei protagonisti, come se invece delle bacchette reggesse in mano un oggetto di scena. In alcuni momenti sembrava di muoversi in un film, i paesaggi, le comparse sembravano avere un nome, sembravano il vicino di casa. Torniamo al concetto della discriminante umana di Dante: prima della sua Commedia esistevano il prete, il notabile, il medico, il guerriero, dopo la sua opera ognuno ha avuto un nome e una individualità. Oksana Dyka ha dato al suo personaggio una passionalità europea, caratteristica non sempre scontata. Altre Cio-Cio-San sono state accusate di essere troppo figlie del Sollevante, troppo geishe per trasmettere in modo cristallino sentimenti quali l'amore e l'abbandono. La Dyka ha dato vita a una geisha-europea, è forse la prima volta che un soprano riesce a sintetizzare con la sua voce e la sua presenza due anime così distanti. E la gente dell'Arena lo ha capito, soprattutto all'inizio del secondo atto, rompendo il pathos e la liturgia dell'opera pucciniana con un lungo applauso fuori ordinanza. Anche lui traboccante di passione.

IL MEGLIO DI SKY CINE NEWS

Tutti i siti Sky