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13 luglio 2017

Gué Pequeno, il Gentleman realista del Rap

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E' il gentiluomo del rap al punto che ha scelto di chiamare il suo quarto disco da solista (che ha debuttato al primo posto in classifica) Gentleman (e pubblicarlo in tre versioni). Lui si chiama Gué Pequeno, è uno dei Club Dogo, e in questa intervista ci racconta il suo mondo e quello che lo circonda

(@BassoFabrizio)

Il mondo dal suo punto di vista volge al brutto. E un po' stride con il caldo che ci avvolge. Ma Gué Pequeno è una icona della forza di volontà. Ha remato per anni controcorrente e ora è la corrente che lo porta, sereno verso una lucidità di pensiero che è oggi difficile da trovare. Soprattutto nell'universo rap, dove tutto si fagocita alla faccia della digestione. Il suo nuovo disco, il quarto al di fuori dell'emisfero Club Dogo, si intitola Gentleman. Coraggioso titolare un album così, vero? E lui oltre alla collaborazione di alcuni suoi colleghi, si è regalato un featuring con la star cubana del Reggaeton El Micha in Milionario e poi ha voluto Enzo Avitabile nel ritornello de La malaeducazione. Gentleman è il quarto lavoro da solista di Gué Pequeno e come sempre ha debuttato in testa alle classifiche. Il disco è disponibile in tre versioni diverse: Red, Blue e Super Deluxe. Le prime due si differenziano per la foto di copertina e per le due diverse bonus track: Trinità e Io non ho paura nella versione red, Un altro giorno, un altro euro (feat. Vale Lambo) e Te quiero (feat. Laioung) nella versione blue. Il box super deluxe in versione limitata e numerata avrà doppio cd, doppio vinile, un vinile 10”, una foto autografata e tutte le copertine realizzate (questa versione sarà in vendita in esclusiva su Amazon.it. Lo abbiamo incontrato a pranzo in una cascina alla periferia nord di Milano, la Cascina Ovi, una costruzione quasi millenaria diventata un luogo di cultura e gastronomia. Gué Pequeno, all’anagrafe Cosimo Fini, 36 anni, vive in Svizzera, in quella Svizzera a pochi chilometri dal confine, ma le sue radici restano italiane.

Milano resta la sua città?
Le mie esperienze si sono tutte sviluppate a Milano, la mia anima è lì.
Le piace sempre?
Riconosco che negli ultimi anni è cresciuta, mi sembra più internazionale ed europea. Io vado spesso in giro con i miei amici e sto sempre bene.
Chi è oggi in gentleman?
Ritengo degno di tale attributo chiunque sappia adeguarsi a ogni contesto e che col suo modo di fare riesce a coltivare buoni rapporti. Io sono cresciuto col piede in due scarpe, sono cresciuto in mezzo al bello e al brutto, quindi so riconoscere, in ogni ambito, il valore della parola gentiluomo.
Esiste ancora la gratitudine?
Un artista fa la sua crescita, magari si appoggia a chi gli sta vicino e ha più storia. Ma non credo che ci sia un ritorno di gratitudine. Può esserci qualche esempio sporadico.
Cosa prevale?
Ipocrisia, finzione e capacità di mentire. La musica è business. Io so che tanti non mi sopportano. Il rap non conosce la meritocrazia ma finché sono qui con lei a mangiare una tartare di pesce i problemi non li sento.
I Club Dogo?
Venire da un gruppo è importante, come è importante ogni volta presentarsi alla gente con l’entusiasmo della prima volta. A proposito, i Club Dogo non si sono sciolti.
Le regole oggi cambiano velocemente.
Vero. Oggi i Wind Music Awards sono il nostro Billboard. Perché è il pubblico che ti premia, mi piace pensarlo come un Nobel Social.
La canzone è ancora rivoluzionaria?
Posso dirle che è uno dei momenti più bui, i ragazzi vivono solo sui social. Le loro filosofie sono materialismo e apparire, a nessuno interessa fare la rivoluzione.
Il rap che fa?
Anche quando è becero. Dall'altra parte ci sono tanti finti cantautori impegnati. Stimoli interessanti arrivano dai fermenti indie-rock.
Insomma siamo fuori strada.
Qui parliamo di rivoluzione quando il tema è altro: che ne frega dei messaggi rap a un popolo che si unisce solo per il calcio?
E' stato adolescente anche lei, però.
Io a 13 anni guardavo il peggio in televisione e ascoltavo il peggio. I giovani hanno bisogno di un certo tipo di percorso, anche motivazionale: io sono un modello positivo.
Perché?
Con le mie forze sono diventato benestante e mi sono creato un mio spazio. Questa è la società di oggi. Finché non si muore di fame la gente non scende in piazza perché tutti più o meno se la cavano.
Il tour di Gentleman?
Partirà dopo l’estate e dopo i tour con la band voglio rientrare nella tradizione del rap: io e un deejay soli sul palco.
Come una volta.
Sì. Anche se la mia generazione rap è nata fregata. Siamo rimasti tagliati fuori da internet e ora saremo fatti fuori dallo streaming se entrerà nel conteggio delle vendite perché un giovane ha sempre l’asticella a suo favore.
Insomma è scura anche l'alba.
Restiamo fregati in questa nostra terra di mezzo.

 

 

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