Caricamento in corso...
14 settembre 2017

Prisoner 709, Caparezza prigioniero di se stesso: l'intervista

print-icon
cap

Si intitola Prisoner 709 il nuovo album di Caparezza che arriva tre anni dopo il visionario e colorato Museica. Sono 16 canzoni nella quali per la prima volta Michele Salvemini si guarda dentro e non racconta il mondo che lo circonda. E poi c'è la simbolologia di quel numero, 709. Lo abbiamo incontrato e intervistato

di Fabrizio Basso

(@BassoFabrizio)

L'idea che Caparezza sia un un numero, sia un prigioniero fa sorridere. Ecco perché ascoltando in anteprima il suo nuovo disco, Prisoner 709, con i suoi testi stratificati, la prima impressione è stata di stupore. Poi, chiacchierando con lui, tutto si è messo in fila. E' un disco bellissimo, diciamolo subito. Un lavoro epico. Entriamo ora nelle sue celle, visto che è un album sulla prigionia di Michele Salvemini. O di Caparezza? Chi è chi?

Michele partiamo dal titolo, che sul web ha scatenato tante interpretazioni.
Sono prigioniero, è un album sulla mia prigionia.
Quindi è lei il Prisoner 709?
Lo zero è il disco, anche graficamente ha la forma del disco. Il 7 e il 9 sono le lettere delle parole: Michele e Caparezza, libertà o prigionia, aprirsi o chiudersi, ragione o religione...sono tutte parole di 7 o 9 lettere. Inoltre questo è il mio album numero 7 ma potrebbe essere il 9 se contiamo i due demo fuori catalogo.
Un enigmista, insomma.
In un certo senso.
Perché è prigioniero?
Dopo tanti anni mi sono sentito intrappolato in questa vita. Quello che faccio oggi non è che la rappresentazione visiva del disco e io sono al centro.
Sentimenti per la musica?
La amo e la odio perché mi da dato e tolto tanto.
Cosa le ha tolto?
Tutte le cose belle tolgono anche. I bambini tolgono tempo però li ami. Ho deficit di udito, mi mancano delle frequenze, si chiama acufene: questa è una cosa che la musica mi ha tolto. Questo album è rivolto verso di me e non verso l’esterno come ho fatto con la critica sociale, la politica o le opere d’arte altrui.
La prima canzone è Prosopagnosia, che è un deficit percettivo. Sottotitolo: il reato.
In quel brano ho ho vuotato tutto quello che avevo dentro, poi l’album è venuto spinto. Mi passi un gioco di parole: una reazione a qualcosa cui volevo reagire.
L'attesa è alta, dopo il successo del precedente Museica, per altro certificato disco di platino.
Museica è andato bene e poteva essere un ostacolo misurarsi con lui, ma se fai musica non hai paura del confronto. Ho passato tre mesi senza toccare penna, poi mi sono ritrovato con materia nuova e ho preso il coraggio per affrontarla. Non ho pensato a Museica e sono andato avanti con i nuovi colori.
Avanti ma sentendosi in gabbia.
Ci sono la gabbia del corpo, di una mancanza di fede, di serenità nonostante si faccia un lavoro privilegiato. Basti dire che in alcuni giorni posso svegliarmi quando voglio. Ti poni il problema di cosa non va: il mio reato è pensare sempre alle cose e quindi non me le godo tantissimo.
Le canzoni la aiutano?
Mi auto-analizzo attraverso le canzoni, la musica è catartica, salvifica. Molte sono nate da momenti brutti, sono curioso verso la materia ma, sia chiaro, non ho fatto un disco sulla psicologia. Voglio entrare però nel profondo e cerco di farlo. Bisogna sempre mettersi in discussione.
Si sente rap?
Il rap è molto giovane, la sua natura è attaccata al presente. Dei generi musicali è il più radicato nella gioventù perché è voglia di raccontarsi. Fare rap a 43 anni non è facile, non vedo limite di genere ma il limite delle persone su quello che vogliono fare. Un disco, un film più che piacere devono esistere. Se scrivi pensando che devi soddisfare un pubblico che operazione è?
Ci sono tanti professionisti che lo fanno.
Lo so. Nulla contro di loro. Ma io quando prenderò questo disco in mano fra tanti anni so che è la mia foto, il mio diario di come ero in questa stagione della mia vita. Quando ho scritto questo album il referente ero io e volevo mettermi alla prova.
E' un album da ascoltare più volte. E' stratificato per citazioni, significati, meta-messaggi.
Sono terrorizzato da chi ti dice sono migliori i primi album: nel mio caso non è così. Mi piace giocare con sotto-letture, doppi e tripli sensi. Io non scrivo perché voglio catechizzare qualcuno.
Dediche?
A proposito di rap premetto che rimasi colpito dal rap di Frankie HI-NRG. L'album lo dedico a Carlo Rossi, il mio produttore, a Oliver Sacks e Philip Zimbardo, lo psicologo americano che fece l'esperimento della  prigione di Stanford dove gli studenti si dividevano, non proprio spontaneamente, tra guardie e prigionieri e nessuno poi voleva uscire dal ruolo. Ultima dedica per Gusatv Jung.
Parla anche di universo simulato.
Il visionario Elon Musk finanzia la teoria dell’universo simulato, dice che viviamo in un videogame. Io in generale sono super scettico, non credo più a niente. Se si parla di noi come figli, che abbiamo creduto a Babbo Natale, è più facile consolarsi con teorie del passato che con una teoria come questa. Hiroshi Ishiguro ha inventato un robot che è una copia dell'essere umano, non distingui l'uomo dal robot. Se oggi è così figuriamoci che sarà tra qualche anno.
Non teme che i suoi testi siano troppo complessi?
Quando ero piccolo mi innamorai della Voce del Padrone di Franco Battiato, non mi arrivava nulla dei messaggi che mandava, chi invece era più grande comprendeva. Quindi si può far finta che le mie siano canzoni in inglese: quante volte ci piacciono eppure non capiamo nulla?
Ha potere?
Non volere potere non è né coraggio né viltà. Se lo accetti con le responsabilità che impone è un gesto nobile, senza o per brame personali è l'opposto. Per il mestiere che faccio devo avere potere, ma molte cose nel mio entourage accadono perché non ho polso.
Cita Ludovico II di Baviera: lui aveva potere?
Lui è stato la prima casa discografica della storia: pagava Wagner per suonare. Poi costruiva castelli, ha anticipato la Neverland di Michael Jackson. Tutto faceva tranne che gestire il potere ma era amato.
Soddisfatto di Prisoners 709?
Ogni volta la scrittura risulta più difficile perché devi confrontarti con tutto quello che hai fatto e devi stare attento a non ripeterti. Alcuni pezzi vengono più di getto. Volevo un disco minimal, acustico, elettronico ma non ce l’ho fatta: nella mia mente quelle realtà non danno scossoni. Magari il prossimo sarà chill out. In passato cercavo i rumori, stavolta le sensazioni.
E' un concept album?
Se si intende come una storia dipanata in capitoli sì, questo è un disco tematico di una situazione mentale.
Tour?
Parto il 17 novembre da Ancona. E' organizzato da Vertigo e il concetto sarà...libertà.
I ruoli nella sua prigione?
Michele è prigioniero di Caparezza, che però è una guardia benevola.
Queste risposte?
Sono di Michele.



IL MEGLIO DI SKY CINE NEWS

Tutti i siti Sky