14 ottobre 2017

Parte il tour mondiale di Francesco De Gregori: intervista recensione scaletta

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Da Nonantola a Boston, Francesco De Gregori parte col suo tour che lo porterà all'estero fino ai primi di novembre. Siamo stati al Vox di Nonantola per assistere alla prima data di questa avventura e poi lo abbiamo incontrato. LA RECENSIONE DEL CONCERTO, LA SCALETTA, L'INTERVISTA

di Fabrizio Basso

(@BassoFabrizio
Inviato a Nonantola)


Il giro del mondo di Francesco De Gregori parte da Nonantola, dallo storico Vox, un locale che ha fatto, e fa, la storia musica. Il Principe farà 13 date, solo 4 in Italia, il resto è Europa (il 20 ottobre suonerà a Parigi al Bataclan) per chiudere il 5 novembre a Boston e il 7 a New York. La scaletta del concerto, che dura poco meno di due ore, è divisa in due parti, a fare da sparti-scaletta c’è il brano Cose che De Gregori fa da solo con la chitarra. Sul palco non c’è batteria, e nell’intervista spiegherà perché. Lui appare in total black, tranne le scarpe bianche, senza cappello e senza barba. Si parte con Numeri da scaricare, il primo di un ciclo di dieci mezzi molti dei quali hanno avuto poca visibilità live negli anni. Propone, tra le altre, Gambadilegno a Parigi, con un attacco alla Bowie, e poi canzoni per fan veri quali Il cuoco di Salò e Un angioletto come te. Chiude con una entusiasmante Sempre e per sempre seguita da Caterina e I Matti. La seconda parte (ma attenzione non c’è pausa), è una divisione ideale, è quella dei pezzi più famosi, si apre con La leva calcistica della classe ’68 e si chiude con Alice, in mezzo, e tra le altre, Generale, Buonanotte Fiorellino, La donna cannone, Titanic e una intrusa che si chiama Deriva. Poche parole tanta sostanza e una sorpresa finale: invita sul palco sua moglie Alessandra “Chicca” Gobbi e cantano insieme Anema e Core, brano cui sono particolarmente legati e che potrebbe essere il gran finale di questo tour. Francesco De Gregori non sbaglia una nota, gli arrangiamenti sono impeccabili nel loro minimalismo. Francesco De Gregori passeggia sulle nostre anime gioiose.

De Gregori il suo cappello?
E’ rimasto a casa, ho tagliato i capelli e stanno male col cappello.
Dopo lo scioglimento dei Beatles, Paul Mc Cartney  ha voluto fare un tour nei club: una esigenza simile alla sua?
Molti artisti optano per posti piccoli, io stesso se vado a un concerto preferisco vedere in faccia l’artista e non sullo schermo. Non è la prima volta che faccio queste cose, è una dimensione che bilancia altre situazioni. Io non faccio stadi, al massimo palazzetti e arene. Non posso permettermi gli stadi. Faccio 40, 50 concerti l’anno da dieci anni, stavolta ho chiesto agli amici dell’agenzia questo tour, voglio andare all’estero. Tutti possono andare nei club, non tutti possono fare gli stadi. E poi io fatico all’idea di lavorare mesi per solo due, tre concerti.
Perché?
Una curiosità, confrontarmi con un pubblico altro e portare una testimonianza della mia musica.
Il finale è stato Anema e Core con sua moglie Alessandra.
Con Chicca siamo andati a Napoli a festeggiare un compleanno, ricordavo che in quel ristorante c’era un posteggiatore che suona la chitarra e gli avrei chiesto quel brano. Proprio quel giorno non c’era e ce la siamo fatta noi. Ci è venuta bene e la abbiamo messa nel concerto.
La farete anche all’estero?
Sì. Mi piace il suono delle nostre due voci insieme. Lei suona la chitarra e in più non la pago. Sarà con me in altre date, decide lei, non è un mio dipendente.
Nella dimensione live si sente particolarmente a suo agio.
Il palco mi piace, appena posso ci salgo. Cambio formazione, mi piace cercare suoni nuovi, stavolta non ho la batteria. Le canzoni escono in altro modo. Il tour precedente eravamo in undici sul palco.
La prima parte del concerto è un viaggio in una parte di lei poco conosciuta.
E’ stata una dura lotta con me stesso per capire cosa si adattasse meglio alla nuova formazione e cosa mi divertisse ancora fare. Ho scritto molti pezzi lenti e parecchi li ho proposti. La scaletta vera sarebbero dieci pezzi in più ma due ore e tre quarti è troppo. Dunque ho sforbiciato canzoni, magari le inseriremo in altre date o forse resterà questa la scaletta di tutto il tour. Ora non ho una risposta.
Che pubblico si aspetta all’estero?
Ci sarà anche gente che non capisce l’italiano ma può essere anche il contrario. Se sento Springsteen o Dylan anche se non capisco le parole va bene lo stesso. Ci saranno italiani di prima generazione che conoscono la lingua. La nostra piace molto.
Un angioletto come te è un suo adattamento di Bob Dylan: cosa penseranno gli americani?
Cantare Dylan agli americani è coraggioso, ma vorrei ricordare che a Parigi proprio Dylan ha fatto Le Foglie Morte in inglese: si può fare, non riceverò bicchieri addosso per questo.
A Parigi suonerà al Bataclan.
Proverò la stessa sensazione che si percepisce in luoghi dove sono stati fatti altri attentati: vanno vissuti con normalità. La normalità come risposta è quella che dovremmo avere tutti. Il terrorismo vuole che sospendiamo la normalità, noi dobbiamo tenerla.
La sua America?
E’ il punto interrogativo della curiosità, suonare a Broadway in un posto storico come il Town Hall. Ho suonato al Folk Studio, al Vox e potrò dire anche al Town Hall.
Come definisce il suo lavoro?
Un lavoro da uomo libero. Non assomiglio a nessuno, neanche a chi mi fa l’imitazione in tv.
E’ libertà anche abolire la batteria?
Chi ha detto che per Titanic serve la batteria? La ho scritta con la chitarra. Mi annoia, è uno strumento suonato sempre in modo ripetitivo. Non mi interessa la sua precisione, mi interessa chi suona la batteria come suonasse un pianoforte.
Ha un desiderio?
Mi piacerebbe suonare con una band di ragazzini. Qualche giorno fa ho visto dei ragazzini entrare nello studio dove io provavo, ho pensato di chiedergli di suonare con me ma ho desistito, magari non sanno la mia musica. Comunque non cerco la precisione sono come il bufalo che scarta di lato.
Nella seconda parte, tra le hit, ha inserito Deriva.
Un brano mai fatto dal vivo. Ma c’è anche Numeri da scaricare che ho fatto poche volte. Due zingari la avevo fatta con Lucio…ci sono alcune fatte poco dal vivo.
In periodi della sua carriera ha stravolto i suoi brani.
Il pubblico ha diritto a un artista che si esprime con estrema sincerità, se dunque ha voglia di stravolgere una canzone lo può fare. L’importante è che l’artista sia onesto. Alcuni anni fa li stravolgevo troppo, me ne rendo conto ora. Adesso non credo di avere esagerato. La musica va modellata e riproposta, non dà brividi copiare se stessi.
Questo tour potrebbe sfociare in un album live?
Non credo.
C’è qualche giovane che ha ascoltato e le è piaciuto?
Non ascolto molta musica, niente mi colpisce tra i giovani.
Ha scritto cose nuove?
No e neanche ci ho provato. Più vai avanti con l’età più si rarefà la produzione. Deve uscire qualcosa di nuovo quando ha senso. Giro alla larga dal pianoforte che comunque è a casa aperto.

LA SCALETTA
Numeri da scaricare
Gambadiegno a Parigi
Buenos Aires
Due Zingari
Il cuoco di Salò
Un angioletto come te
Vai in Africa, Celestino!
Sempre e per sempre
Caterina
I Matti

Cose

La leva calcistica della classe '68
Generale
Buonanotte Fiorellino
Deriva
La Storia
Viva l'Italia
Rimmel
Titanic
La Donna Cannone
4 Marzo 1943

Falso Movimento
Alice

Anema e Core (con sua moglie Chicca)
 

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