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26 ottobre 2017

Beppe Carletti: "Noi Nomadi dentro e aspetto al varco Mick Jagger". L'INTERVISTA

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Nomadi dentro è il nuovo lavoro della band di Novellara fortemente voluto da Beppe Carletti: l'album rappresenta a pieno l'identità della storica formazione. E' un album ricco di novità, tra tutte la presenza di Yuri Cilloni (voce della band dal 3 marzo 2017), che porta una ventata di freschezza al nuovo capitolo discografico dei Nomadi. Abbiamo intervistato Beppe Carletti

(@BassoFabrizio)

Quando percepisci che solo l'idea di una certa musica ha un valore interiore forte, beh allora la pèartita è vinta a monte. Nomadi dentro esce a distanza di tre anni dal precedente lavoro. Il titolo, carico di significato e fortemente voluto da Beppe Carletti, rappresenta a pieno l'identità della storica formazione emiliana. Allo stesso tempo è un album ricco di novità, tra tutte la presenza di Yuri Cilloni (voce della band dal 3 marzo 2017), che porta una ventata di freschezza al nuovo capitolo discografico dei Nomadi. L'album vanta la collaborazione di penne importanti, tra le quali quella di Alberto Salerno e quella di Francesco Guccini. L’album è disponibile in formato LP e CD. Abbiamo intervistato Beppe Carletti, anima della band da sempre.

Partiamo dalla cover col bambino tatuato.
Sul corpo ha tatuato il mondo, simboleggia i Nomadi che girano il mondo.
Quando nasce il progetto?
Il pensiero è arrivato lo scorso anno, in autunno tutto il materiale era pronto. Il cambio di cantante non ci ha spostato nulla, dopo un mese era in studio con noi. Viene dalle colline modenesi, ha lo stesso accento. Le parole escono simili ad Augusto. Ha movenze anche sul palco simili, non imita, è istintivo. E’ bravo. Entra nelle canzoni e si commuove.
Come lo avete trovato?
Cantava in una cover band, io lo ho trovato lì ma ce lo hanno segnalato. Lo abbiamo testato su basi nostre e abbiamo detto subito sì. Non c’è niente di male a prendere uno che nasce in una cover band, anzi può essere di stimolo.
Ce lo racconta?
Intanto è adorato dai fan, dal pubblico. Sorride sempre, non è musone, ha sempre voglia di scherzare. E' uno spirito nobile.
Il singolo di presentazione è Decadanza.
Siamo nel periodo della decadanza, è stata una scelta da Nomadi al cento per cento. Anche per noi è stato un ritorno al passato.
Tornate a collaborare con Alberto Salerno, legato a voi tra le altre cose per il testo di Io Vagabondo.
Ci ha dato un testo quattro anni fa, ora quando lo ha sentito si è commosso. Ce lo ha dato col cuore.
Poi c'è Francesco Guccini con Nomadi.
La avevo nel cassetto da tempo, gliene ho chiesto una e ci ha fatto la dedica. Dopo tanti anni c’è la sua firma in un nostro lavoro. Si sente che è roba di uno che sa scrivere. Non è un Dio è morto numero due, ci ha descritto come siamo oggi.
Un'altra canzone si intitola Europa.
E' morta tanta gente per unire l’Europa, ora si cerca di staccarsi. Il tema è delicato ma noi abbiamo una credibilità costruita negli anni. Questo disco esce a 50 anni dal 1967 di Per Quando noi non ci Saremo. E a 25 dalla scomparsa di Augusto. Tante analogie, alcune casuali ma siamo soddisfatti, ci voleva, chi ama i Nomadi ci apprezzerà.
Eccoci ai ritmi stranianti di Calimocho.
E' una bevanda e il brano è suonato alla Paolo Conte. La poliedricità di un gruppo è saper fare un po’ di tutto. Noi siamo variabili, fin dai tempi di Augusto ci è piaciuto sparigliare, ora aspettiamo i giudizi.
Li temete?
No, è bello che ognuno abbia una sua idea. C'è un lavoro di arrangiamenti molto curato, ci siamo messi lì con pazienza per fare una bella cosa. Non si può sbagliare. Almeno 6 o 7 le faremo subito dal vivo.
Durante i concerti lei sta sempre dietro, in un angolo.
Vengo avanti solo con la fisarmonica. Dietro le mie tastiere mi trovo bene, controllo tutto.
Ci pensa alla stagione delle balere?
Eccome. Chi suona oggi potesse fare quello che ho fatto io…il problema oggi è la mancanza di spazi. Poi i giovani vogliono subito partire con gli inediti. Noi nel 1963 proponevamo due pezzi nostri e poi le cover. Alla nostra maniera. I Sessanta sono davvero stati una estate durata dieci anni. Si suonava due volte al giorno. E’ stata una scuola.
Infatti siete un gruppo unico.
Un gruppo particolare, siamo figli di una una idea che si è sviluppata negli anni, siamo partiti quasi giocando a Riccione.
Cosa sognavate?
Vivere di musica, non fare successo. Facevamo i locali più belli. Un sogno realizzato, altri non ci sono riusciti non perché meno bravi, semplicemente avevano altre le caratteristiche.
Siete l'anima di più generazioni.
Abbiamo tre, quattro generazioni che ci cantano.
Invidie?
Io non invidio nessuno.
Neanche i Rolling Stones?
Gli Stones ci fregano di un anno per anzianità ma aspetto Mick Jagger al varco.

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