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09 novembre 2017

Giovanni Allevi e quell'Equilibrium (in)stabile come l'orizzonte: L'INTERVISTA

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Giovanni Allevi torna con Equilibrium, il nuovo doppio album sinfonico di brani inediti percorso da due anime musicali che si incontrano in un equilibrio ‘instabile’, quello che da sempre caratterizza la sua produzione: l’anima “rock” ribelle e scanzonata che smantella le convenzioni e l’anima classica, accademica, che conduce l’orchestrazione con grande rigore. Lo abbiamo INTERVISTATO

di Fabrizio Basso

(@BassoFabrizio)

Sentire parlare Giovanni Allevi di Equilibrium, per chi, come chi scrive, lo conosce da tempo, da quando era una bella speranza e non una certa...certezza, è destabilizzante. E' un disequilibrio. Ma poi, chiacchierando con lui ed entrando, insieme, nei gangli di questo progetto, tutto torna chiaro, tutto si allinea su quell'orizzonte che si accarezza come un sogno. Giovanni Allevi torna sulla scena discografica con Equilibrium, un nuovo doppio album sinfonico di brani inediti percorso da due anime musicali che si incontrano in un equilibrio instabile, quello che da sempre oscilla tra un'anima rock e una classica. Ad accompagnare Allevi in questo nuovo progetto sono l’Orchestra Sinfonica Italiana e, per la prima volta, un altro pianista, il virtuoso americano Jeffrey Biegel. Lo abbiamo intervistato.

Cosa è l'Equilibrium?
L'apparente confusione che a un certo punto ritrova un senso. Siamo sempre sottoposti a situazioni contrastanti.
L'equilibrio in un concetto?
L'orizzonte verso cui si tende.
Esiste oggi l'equilibrio?
Io lo intendo come un concetto moderno simile alla vita quotidiana.
E in tour come lo veste?
Ha due fasi. Una serata unica a Milano al Teatro Dal Verme il 15 novembre dove proporrò la stessa serata di New York e poi il disco. Dopodiché partirà il tour vero e il vestito sarà fatto da una nutrita schiera di archi.
No Words è nato ad Ascoli Piceno il 15 agosto del 2016: lei, con la famiglia, era in vacanza a pochi chilometri da dove c'è stato il terremoto.
E' il grido tragico dell'umanità spaventata che viene poi sopraffatto dal calore dell'umanità. Ero ad Ascoli quella notte. Ho visto distrutti paesi in cui da bambino avevo giocato. Il brano è una esplosione di sentimenti.
Oxygen è stato registrato adattando la pulsazione ritmica alla respirazione sempre più profonda.
Dopo l'esposizione del tema c'è uno sviluppo centrale cui ho dato importanza con le armonie. Il suono cresce per contrastare la delicatezza dell'inizio. Io sono il primo a essere sempre in ansia, qui c'è il respiro.
Invece No More Tears mostra le ultime lacrime per una vexata questio.
E' vero, c'è lo scontro di due anime. C'è un incipit di rigore accademico e poi si va verso toni più sereni.
Sembra una storia che lei ha vissuto.
Se si riferisce ai miei scontri con il mondo accademica posso rassicurarla. All'inizio ci soffrivo, non mi capacitavo di tanto accanimento. Poi ho iniziato a reagire, a ribattere alle accuse. Ora sto bene, sono in pace con me stesso.
Come definirebbe questa pace?
Una sana atarassia. Ma le dico di più: se penso a quello che ho fatto, alla mia famiglia, ai miei progetti...che posso chiedere di più alla vita?

 

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