20 dicembre 2017

Dire Straits Legacy: con Three Chord Tricks si va all'origine del mito

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Si chiamano Legacy e sono la costola indiscussa dei Dire Straits. La super formazione fondata da Phil Palmer e Alan Clark presenta il disco Three Chord Tricks: li abbiamo incontrati e intervistati

 


(@BassoFabrizio)

Sichiamano Si chiamano Legacy e sono la costola indiscussa dei Dire Straits. Si tratta di una super formazione fondata da Phil Palmer e Alan Clark. Il disco da poco pubblicato si intitola Three Chord Tricks: li abbiamo incontrati e intervistati.

Interessante l'idea di concept band: come è nata? E perché Legacy?

Noi abbiamo creato una band che si chiama Dire Straits Legacy perche siamo parte della musica
originale dei Dire Straits ma ora è per noi il momento di andare avanti con un progetto originale e lo
abbiamo chiamato Legacy. Questa parola ha tanti significati, tra cui quella di lasciare un’identità.
Prima i Dire Straits, ora voi: siete tra le poche band al mondo che fuggono alle categorizzazioni: quanto è difficile essere liberi oggi?
Questo progetto è nato in maniera molto naturale, è come un seme dal quale nasce un’albero, poi
vedremo come si svilupperà. Per noi è facile essere liberi perche siamo noi stessi, e cerchiamo sempre di essere fedeli a noi stessi, non copiamo nessuno. E’ anche un’impegno essere liberi: bisogna essere integri nel guadagnare denaro continuando a fare un lavoro che ci piace, è impegnativo raggiungere questa libertà.
Come ve la cavate con i social?
Ne comprendiamo perfettamente l’utilità e il potere, stiamo cercando di capire come usarli nel modo
migliore perché c'è un po’ di paura che a volte escano notizie non corrette e chiediamo spesso aiuto. Noi siamo un’altra generazione, va usato in giusta misura.
Ci raccontate la storia dell'album Three Chord Trick?
Novanta per cento divertimento, dieci per cento duro lavoro. E’ stato un processo del tutto naturale, siamo musicisti e compositori e abbiamo deciso di fare questo album: ci siamo trovati a Los Angeles per realizzarlo. Ogni canzone è un racconto speciale.
Perché avete scelto come primo singolo Jesus Street? Quanto conta la Fede nella stagione 2.0?
E' il singolo dell’album perche è il brano più radiofonico, trainante dell’intero album. E' la storia di un viaggio nel sud della Spagna che dopo un a lunga camminata è terminato in una strada con questo nome. Non è legata strettamente legata alla regione. Noi non abbiamo un vero e proprio attaccamento religioso, oggi la fede è essere umani, pacifici e rispettosi. Ogni essere umano bene o male crede sempre in qualcosa. L’uomo ha bisogno ed è importante che creda in qualcosa.
Che musica ascoltate oggi?
Marilyn Manson, John Mayer. Ed Sheeran è molto bravo. Poi Paolo Nutini e Radiohead.
Ci raccontate il fascino di lavorare all'antica, ovvero suonando insieme e non inviandosi mp3?
La magia è che si lavora insiemo, si crea una chimica diversa.
La vostra agenda nei prossimi mesi? Tornerete in Italia in concerto?
A gennaio siamo in Sud America, iniziamo il tour da lì in Italia dovremmo tornare a ottobre 2018.

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