24 gennaio 2018

L'impero crollerà nei teatri di tutta Italia: Intervista ad Alessandro Mannarino

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Alessandro Mannarino (credit Magliocchetti)

A pochi mesi dall'uscita dell'album Apriti Cielo LiveAlessandro Mannarino ha annunciato ai fan il un nuovo concept tour nei teatri, L'impero crollerà, che ha visto già sold out e raddoppi di date. Nell'attesa lo abbiamo intervistato

di Veronica Rafaniello

Qualunque sia il tuo Impero, ovunque si trovi, qualsiasi nome abbia, ci deve essere da qualche parte un suono che lo farà crollare: è così che, a pochi mesi dall'uscita dell'album Apriti Cielo Live, Alessandro Mannarino ha annunciato ai fan il un nuovo concept tour nei teatri, L'impero crollerà, che ha visto già il sold out e il raddoppio delle date romane. Dal 23 marzo inizierà dunque un viaggio nei suoni e nelle voci di quel luogo immaginario e distopico che più volte ritorna nelle canzoni del cantautore, facendo da sfondo a molte sue storie. L'eclettico artista è alla ricerca di una dimensione più intima, per offrire nuove emozioni a quel pubblico caloroso che continua a seguirne l'evoluzione. Mentre era ancora in Brasile, a qualche giorno dall'annuncio dell'attesissimo tour, abbiamo raggiunto telefonicamente Mannarino, che con l'inconfondibile accento romano ci raccontato la sua musica, quella che nel 2017 è stata ascoltata per 1,692,978 ore solo su Spotify e che non vediamo l'ora di riascoltare dal vivo.

Apriti Cielo Tour ha avuto un successo straordinario in tutta Italia, con diversi sold out, se lo aspettava?
Non mi faccio mai pronostici, sono andato a suonà e…c’era un sacco de gente. (Ride ndr).
Metafore, allegorie, filastrocche sono presenti in molti suoi pezzi…
Non mi è mai piaciuto l’artista che impartisce lezioni, perché non sento di potermi mettere su un piedistallo e insegnare alla gente come vanno le cose. Io dico la mia e mi piace essere decifrato. Ho il mio pensiero, le mie idee ma non vengo a bussarti a casa e dirti ‘hai sbagliato tutto devi pensarla come me’.
Spunti di riflessione.
Mi piace destare curiosità nelle persone, piuttosto che impartire lezioni, perché la curiosità genera curiosità. Questo atto di andare verso qualcosa genera conoscenza, invece siamo abituati dalla tv, dai politici, dai potenti al fatto che la verità viene data dall’alto.
I suoi testi hanno una profondità rara.
L'ascolto delle mie canzoni passa attraverso una ricerca, mi piace che sia così, penso che in questo modo i miei pensieri arrivino al pubblico con più forza. Per capire un testo devi farti delle domande, si mette in moto un movimento del pensiero.
La sua è una musica dalle sonorità coinvolgenti, ma che va ascoltata due, tre volte per coglierne nel profondo i significati, di certo diversa da gran parte del panorama musicale italiano che si concentra su temi ‘facili’. Non si è mai trattenuto dal dar voce a temi scomodi, tra le tante pensiamo Scendi giù o L’Impero, una scelta coraggiosa.
Beh, non è che mi sono impegnato sulla carta, non ho deciso a priori di trattare certi temi. Fanno parte de mio pensiero. Se c’è poca profondità in certe canzoni significa che è il pensiero dell'autore a essere poco profondo.
C’è anche la doppia lettura del titolo dell'ultimo album e del singolo stesso.
L’avevo già fatto con Al monte nella quale si poteva leggere sia la storia dell’umanità che quella di un uomo e una donna, poi sono arrivato ad Apriti cielo dove, ad esempio con Babalù offro tre piani di lettura diversi.
A proposito, chi è Babalù?
(Ride ndr) Non lo dico, forse ve lo dirò quando sarò vecchio.
Tornando alla musica, Apriti cielo è un album con sonorità particolari, i suoni brasiliani si fondono con quelli delle sue origini. Come è arrivato a questo connubio?
Era 'na vita che ce provavo, ce so riuscito al quarto album. Ho fatto vari viaggi in Sud America negli ultimi anni, sono stato tante volte in Brasile, più volte a Rio al Carnevale e ho incontrato grandi musicisti con i quali è stato un onore collaborare. L’idea era quella di trovare una dimensione "favela" da raccontare, volevo riportare indietro quella parte di colore, di popolo, che secondo me oggi manca nel nostro paese.
Cosa ci manca?
Si è persa la sensazione di condivisione, di unità. Questa idea me l’hanno ispirata la musica "favela"; la Samba e la musica del Carnevale, ho pensato di mescolare la mia tradizione con la festa più illusoria, effimera del mondo. In Brasile lavorano tutto l’anno per costruire carri, preparare la festa e il mercoledì delle ceneri buttano via tutto. Penso che sia una metafora importante, un grande insegnamento sul quale riflettere.


In molti si sono innamorati di Alessandro Mannarino nel 2009 con Me So Mbriacato, brano che ha totalizzato ben 12,12 milioni di streams, ma con il tempo quel pubblico è cresciuto, vivendo passo dopo passo un percorso che dal Bar della rabbia è giunto nelle strade di Roma, dal Monte è arrivato al Cielo ed ora prosegue verso spazi, suoni sempre più ampi.

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