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Massimo Ranieri

Biografia

Tutto su Massimo Ranieri

Massimo Ranieri, al secolo Giovanni Calone, nasce il 3 maggio 1951 da Umberto Calone e Giuseppina Amabile, quinto di otto figli. Data l’estrema indigenza in cui versa la famiglia (la casa è composta da un unico vano al quinto piano di un vecchio stabile nel rione Pallonetto), fin da giovanissimo accetta lavoretti nelle più svariate mansioni, come fattorino, garzone o ragazzo di bottega. In quegli anni inizia forzatamente anche la sua carriera musicale, obbligato dai più grandi a cantare per i turisti: poiché non vuole, infatti, viene portato a forza su uno scoglio per esibirsi e a quel punto, non sapendo nuotare, è costretto a cantare in attesa di essere riportato sulla terraferma. Da questo curioso aneddoto prende il nome il suo show “Canto perché non so nuotare”.

 

Pseudonimi e prime incisioni

È il 1964 quando il giovane Massimo, o Giovanni che dir si voglia, viene notato in un bar da Gianni Aterrano, un discografico che intravede subito le possibilità di successo di quel ragazzino e lo lancia con il nome d’arte di Gianni Rock: pseudonimo con il quale, a soli 13 anni, esordisce con il primo 45 giri per la casa discografica Zeus e approda in tournée a New York come spalla di Sergio Bruni.

A 15 anni, è la volta del nome d’arte Ranieri (dal principe Ranieri III di Monaco), a cui solo poi seguirà il Massimo: con questo pseudonimo debutta nella casa discografica CGD, partecipa a Canzonissima (allora Scala Reale) e, nel 1967, vince il Cantagiro nella sezione giovani promesse. Il 1968 è un anno di svolte: arriva il traguardo sanremese, in coppia con i Giganti porta il brano “Da bambino”, contemporaneamente torna al Cantagiro ed esce quello che sarà un suo grandissimo successo, “Rose rosse” (che esploderà, però, soltanto l’anno successivo). Un’ulteriore partecipazione a Sanremo e Cantagiro precede il suo più importante sodalizio artistico: incontra il compositore napoletano Totò Savio, e la canzone Rose Rosse viene esportata in Spagna, America Latina e Giappone, diventando (come lato B di “Il mio amore resta sempre Teresa”) uno tra i dischi più venduti dell’anno. Esce anche “Se bruciasse la città” e infine nel gennaio del ‘70 il suo primo album, “Massimo Ranieri”.

 

La lunga carriera

Inizia per il giovanissimo Massimo una carriera ricca di successi e di partecipazioni artistiche. Nel ’70 partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia, al Cantagiro e a Canzonissima, vincendo quest’ultima con il brano “Vent’anni”, che diventerà poi il titolo del suo nuovo album. Avviene anche, a soli 18 anni, il debutto nel Cinema, con i film “Metello” di Mauro Bolognini ( che gli varrà un David di Donatello, il Premio internazionale della Critica e il premio “La maschera d’argento”), seguiti dai film “Incontro” di Piero Schivazappa, “Cerca di capirmi” di Mariano Laurenti, “Il faro in capo al mondo”  con la regia di Kevin Billington e la partecipazione di nomi internazionali. Dopo la parentesi attoriale, si torna alla musica: tra i vari brani presentati a Canzonissima 1971 spicca “Via del Conservatorio”, con cui si classifica al secondo posto; lo stesso anno partecipa all’Eurovision Song Contest incidendo il brano “L’amore è un attimo” in spagnolo, francese e tedesco. Segue l’album dal vivo “O surdato ‘nnamurato”, canzoni del repertorio napoletano classico registrato al Teatro Sistina di Roma, su regia di Vittorio De Sica e registrato dalla RAI. Nel ’72 replica la vittoria a Canzonissima con Erba di casa mia, partendo l’anno successivo per una nuova tournée negli States. Continua frattanto la collaborazione con il teatro e con il cinema: negli ultimi anni ’70 è protagonista dei “Salvo D’Acquisto”, “Una città in fondo alla strada”, “La patata bollente”, “La dodicesima notte…o quel che volete” e gli spettacoli al teatro Valle di Roma. Negli anni ’80 è in tournée con “L’anima buona di Sezuan”, esce il film “La vela incantata”, il musical “Barnum”, “Atto d’amore”, “Nata d’amore”, “lo scialo”, “L’ombra del Vesuvio”, film in sei puntate. Nel 1988 torna invece al Festival di Sanremo, trionfando con la sua celeberrima “Perdere l’amore” (replicherà la sua partecipazione nel 1992, 95 e 97).

 

Dal duemila a oggi

Gli ultimi anni lo consacrano come personaggio imprescindibile non solo della canzone italiana, ma anche di teatro e spettacolo. Cura una trilogia di grandi classici napoletani, viene nominato Ambasciatore di buona volontà della FAO, pubblica un doppio album celebrativo alla carriera e pubblica per Rizzoli il libro “Mia madre non voleva – autobiografia di Giovanni Calone, che sarei io”. Si mette alla prova anche come regista, e riceve il premio De Sica per il Teatro. Nel 2012 partecipa con Gianni Morandi a un programma commemorativo di Mino Reitano su RAI1. L’album live “Sogno e son desto” diventa anche un programma TV per RAI1, con buon successo di pubblico e critica.

 

Curiosità

  • Quando il primo discografico lo notò e gli diede un anticipo di 200.000 lire, Massimo in seguito dichiarò che “nessuno in famiglia aveva mai visto una cifra simile”. E con i primi guadagni aiutò la sorella a sposarsi e metter su famiglia.

  • Durante la prima tournée in America con Sergio Bruni, ricevette una proposta di contratto per un importante locale di Brooklyn, ma non poté accettare perché minorenne.

  • Ha doppiato Quasimodo nel film di animazione “Il Gobbo di Notre Dame”.

Foto: Getty Images

 

 

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